[Recensione] IL TATUATORE DI AUSCHWITZ - Heather Morris - Garzanti


Buongiorno Sognalettori, il giorno della memoria si avvicina e per commemorare le vittime dell'Olocausto, la Garzanti ci regala la meravigliosa e struggente storia di Lale e Gita, due anime che si sono trovate e riconosciute, in un mondo distrutto e crudele. 

IL ROMANZO

Titolo: Il tatuatore di Auschwitz
Autore/Autrice: Heather Morris
Editore: Garzanti
Data di uscita: 18 Gennaio 2018
Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 250
Prezzo cartaceo: 17,90€
Prezzo ebook: 9,99€


Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento in poi sarà solo una sequenza inanimata di numeri tatuata sul braccio. Ad Auschwitz Lale, ebreo come loro, è l'artefice di quell'orrendo compito. Lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo. Quel giorno però Lale alza lo sguardo un solo istante. Ed è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non può più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito. La ragazza racconta poco di sè, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno il passato. Eppure sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Ma dove sono rinchiusi non c'è posto per l'amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l'amore è un sogno ormai dimenticato. Non per Lale e Gita che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino vuole separarli nella gola rimangono strozzate quelle parole che hanno solo potuto sussurrare. Parole di un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle dire di nuovo. Dovranno crederci davvero per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. Solo due giovani più forti della malvagità del mondo.

“Quando ha terminato, la trattiene per il braccio un attimo più del necessario e la guarda ancora negli occhi. Abbozza un sorriso timido e sforzato, al quale lei risponde con un sorriso ancora più timido. Tuttavia gli occhi di lei gli danzano davanti. Mentre li fissa, sembra che il suo cuore allo stesso tempo smetta di battere e ricominci per la prima volta, impetuoso, minacciando quasi di scoppiargli fuori dal petto. Lale abbassa lo sguardo verso il suolo che oscilla sotto i suoi piedi. Qualcuno gli allunga un altro pezzo di carta. «Muoviti, Lale!» lo incalza Pepan. Quando risolleva lo sguardo, lei non c’è più.”

È così che Lale incontra Gita, mentre le tatua il suo numero identificativo, nel campo di concentramento di Auschwitz… Gli costa fatica farlo, odia marchiare la gente, soprattutto le donne e i bambini, ma sa che deve farlo se vuole sopravvivere e da quando ricopre il ruolo del “Tätowierer”, Lale ha più margine d’azione.
Il suo “lavoro”, gli permette di ottenere più informazioni, di racimolare più cibo e lui ne approfitta, per aiutare quante più persone può, mette da parte e distribuisce, usa ogni mezzo a sua disposizione per salvare quanta più gente possibile, perché ha visto con i suoi occhi, appena arrivato ad Auschwitz, che lì, in quel campo, che porta la scritta “Arbeit macht frei – Il lavoro rende liberi”, non esiste umanità, non esistono uomini, donne o bambini, nessuno è libero, loro sono solo dei numeri.
Esiste invece, l’odore acre della morte, la fame, la sete, la disperazione di un futuro incerto… Se mai ci sarà!

“L’odore della morte pervade tutto lo spazio. Lale tenta di trattenere il respiro. Gli bruciano i polmoni. Le gambe minacciano di cedergli. Dietro di lui Baretski esclama: «Merda». Quell’unica parola pronunciata da un sadico serve solo a rendere più profondo il pozzo dell’inumanità in cui Lale sta affogando.”

Ed in questo caos, l’unica luce per Lale è Gita, quella splendida ragazza che gli ha rubato il cuore con un solo sguardo… Il loro amore sembra impossibile, ma Lale farà di tutto per poterle stare accanto, per poterla proteggere, perché lui vuole e crede in un futuro insieme.

“«Ho avuto tanta paura.» «Lo so. Adesso sono qui e ho qualcosa da dirti.» «Che cosa?» «Prima fatti baciare.» Si baciano, si stringono, si abbracciano appassionatamente, poi lei lo spinge via. «Che cosa volevi dirmi?» «Mia bella Gita. Mi hai stregato, mi sono innamorato di te.» Gli sembra di avere atteso tutta la vita per pronunciare quelle parole. «Perché? Perché mi dici così? Guardami. Sono brutta, sono sporca... I miei capelli... Una volta avevo dei bei capelli.» «Mi piacciono i tuoi capelli come sono adesso e mi piaceranno come saranno in futuro.» «Ma noi non abbiamo un futuro.» Lale la stringe e la obbliga a guardarlo negli occhi. «Invece sì. Per noi ci sarà un domani. Quando sono arrivato qui ho giurato a me stesso di sopravvivere a quest’inferno. Sopravvivremo e ci costruiremo una vita in cui saremo liberi di baciarci quando vogliamo e di fare l’amore quando ci va.» Gita arrossisce e distoglie lo sguardo. Con dolcezza, lui la rigira verso di sé. «Di fare l’amore ovunque e ogni volta che ne abbiamo voglia. Mi senti?» Gita annuisce.”

Passeranno 3 anni tra Auschwitz e Birkenau, 3 anni di lotta per la sopravvivenza, tre anni di perdite, di sconforto e di speranza, in un mondo che sembra averli dimenticati, tre anni in cui Lale e tutti i deportati si chiederanno il perché di tanta crudeltà e malvagità.

“A identificarli è la razza, non la nazionalità, e questa è una cosa che Lale continua a non capire. Le nazioni minacciano altre nazioni. Hanno il potere, hanno l’esercito. “Com’è possibile che una razza, disseminata in numerosi paesi, sia considerata una minaccia?” Finché vivrà – per molto o poco tempo che sia – sa che non lo capirà mai.”

Me lo chiedo spesso anche io, mi chiedo cosa diavolo sia passato per la mente di quegli uomini, che con tanto rigore obbedivano agli ordini di un uomo qualunque che si credeva Dio e che non nomino, perché lui, è l’unico che non vale la pena ricordare!
Voglio invece onorare chi non c’è più e celebrare chi c’è l’ha fatta, chi è sopravissuto, chi ha avuto la forza di arrivare a noi attraverso i suoi racconti e le sue testimonianze… A loro dico “GRAZIE”, perché date alle nuove generazioni insegnamenti unici e preziosi, anche se dolorosi.
Non vi dirò a quale delle due categorie appartengono Lale e Gita, perché questo è un romanzo che và assolutamente letto, lo dobbiamo a loro e lo dobbiamo allo straordinario lavoro dell’autrice, che ha saputo raccontare gli orrori di quegli anni con una delicatezza ed un’empatia impareggiabili.

Vi consiglio di leggere fino all’ultima pagina, incluse nota autrice e postfazione… Lo so, non sarà facile, in alcuni momenti la cruda realtà di quello che è accaduto vi crollerà addosso ma ricordare è un nostro dovere… È la nostra storia e purtroppo ci appartiene! 

8 commenti :

  1. adoro i libri sulla seconda guerra mondiale, tu non sai quanto desidero di leggere questo libro! wow! però il prezzo è un pò altino, aspetterò qualche offerta prima di acquistarlo

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  2. Mi ispira moltissimo! Grazie per il consiglio :)

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  3. Bellissima recensione. ❤
    Anch'io adoro i libri che affrontano queste tematiche, anche se sono passati tantissimi anni da quel mondo dell'orrore, bisogna sempre ricordare ciò che è successo all'umanità intera. ❤
    Questo libro l'avevo già adocchiato, la copertina in primis mi aveva colpito tantissimo, poi leggendo il titolo e la trama mi sono subito decisa ad aggiungerlo nella lista dei libri da leggere. ❤
    Una lettura sicuramente commovente, già dagli estratti che hai citato si percepisce, ho già l'angoscia perchè so che mi piangerà il cuore nel leggere questa storia durissima. ❤
    Anch'io mi sento di ringraziare tutte le persone che sono sopravvissute a quell'orrore, raccontandoci le loro testimonianze. ❤
    Spero di leggerlo prestissimo. ❤

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  4. Non so mai spiegare quello che sento ogni volta che affronto questo momento storico e questa terribile verità.
    Mi fa male pensare anche ad ogni più piccola umiliazione inflitta a queste persone per annientarle prima nella mente e poi nel corpo.
    E nonostante tutto questo i sopravvissuti ci hanno regalato insegnamenti d'amore e fiducia.
    Leggerò sicuramente questo libro.

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  5. Grazie Patrizia per questa recensione, specialmente le parole verso la fine... 😢 💖 Lo leggerò anch'io spero presto

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  6. Mi incuriosiva questo libro, so che questi temi sono sempre molto toccanti, ma ne vale la pena, anche dalla tua recensione. Grazie, mi hai convinta! :)

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  7. Aspettavo di leggere la tua recensione per farmi un'idea più precisa del libro e dopo averla letta sono giunta alla conclusione che è assolutamente da leggere!

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  8. Ciao bella recensione, volevo chiederti un consiglio siccome vorrei leggere qualcosa diverso dallo stile che leggo di solito e volevo acquistare questo, me lo consigli?

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