[RECENSIONE] ARCHIE, IL BAMBINO CHE PARLAVA CON GLI ELEFANTI - RIZZOLI


Buongiorno Sognalettori!
Oggi vi parlo di "ARCHIE, IL BAMBINO CHE PARLAVA CON GLI ELEFANTI" di Lluís Prats, pubblicato in Italia da Rizzoli.

Lluís Prats (Terrassa, Spagna, 1966) dopo gli studi in Storia dell’arte e archeologia si è dedicato alla ricerca e all’insegnamento nella scuola primaria e secondaria. Ha scritto saggi, libri d’arte e romanzi storici. Autore di numerosi libri per bambini e ragazzi, nel 2018 ha vinto il premio Strega Ragazze e Ragazzi con Hachiko. Il cane che aspettava (Albe Edizioni).


IL ROMANZO


Titolo: Archie, il bambino che parlava agli elefanti
Autore: Lluís Prats
Data di uscita: 8 Febbraio 2022
Genere: Narrativa Contemporanea Straniera | Ragazzi
Pagine: 224

Kenya, 1947. Archibald Arthur Cunningham vive a Kericho, in Africa, dove i genitori sono proprietari di una fiorente piantagione di tè. Ha solo cinque anni quando in un villaggio vicino viene al mondo un’elefantina. Un evento straordinario, che cambierà le sue giornate: dopo il primo sguardo, tra i due nasce un’amicizia fatta di giochi, avventure e musica. Archibald diventa così lo mtoto anayeongea na tembo, il bambino che parlava agli elefanti. Quando sei anni dopo la famiglia Cunningham è costretta a tornare in Inghilterra, la separazione è dolorosa sia per il ragazzino sia per l’elefantessa. Passa molto tempo, e la vita porta Archibald sempre più lontano da Jumbo, eppure il loro legame non si interromperà mai: né i cambiamenti di continenti di continente né i molti colpi di scena dell’esistenza riusciranno a cancellare il sentimento che lega un ragazzo e un’elefantessa, l’uomo e la natura. Lluís Prats, con la sua narrazione schietta e magica al tempo stesso, dà vita a due personaggi indimenticabili. La storia di Archibald rimarrà impressa nell’immaginario di ogni lettore disposto ad aprire il suo cuore alla natura e alla libertà.


RECENSIONE DI VERONICA MARZI

Ringrazio la casa editrice Rizzoli che mi ha inviato una copia cartacea del libro.

In questo testo ho trovato la storia di due vite intrecciate indissolubilmente: due strade parallele che, nonostante le distanze, non abbiano potuto che avere, la stessa origine e lo stesso punto di arrivo.
Quando un bambino ha la possibilità di essere libero e di condividere questo con un altro essere, accade una magia, il linguaggio diventa secondario, gli sguardi, il tempo, i sospiri si fondono.

Questa è la storia di Archie, anche detto A.A., in quanto il suo intero nome altisonante, Archibal Arthur Cunningham, mal si coniuga col suo essere.
Nato a Kericho in Africa, da una famiglia altolocata, ha potuto specializzarsi nello studio del pianoforte fin da piccolo, nonostante un incidente a un dito della mano.
Crebbe immerso nella sconfinata natura africana, al ritmo del cuore, dove assistette alla nascita di una elefantina che chiamò Jumbo e che diventerà la sua migliore amica.

Ogni volta che poteva A.A. scappava a Kapsoit per vedere Jumbo. Le prime settimane osservò meravigliato come l’elefantina cresceva a vista d’occhio, come si sforzava di correre e soprattutto di come lo seguiva sempre in giro per il villaggio. A nessuno dava retta come a lui.

Quando la situazione in Africa divenne rischiosa, la famiglia Cunningham decise di ritornare per sempre in Inghilterra e Archie nonostante il dolore per la separazione da quel mondo e dal suo più grande legame, dovette andare in un college sotto un grigio cielo inglese.
La sensazione di nostalgia, il mal d'Africa, sarà qualcosa che si porterà dietro per sempre.

Come con Karen Blixen, con cui avrà una relazione epistolare, l’Africa riuscì a imprimere in lui un segno irrinunciabile, un solco tra ciò che è giusto e naturale e ciò che neanche con la forza si può imporre.

Trova la strada e seguila senza esitare nemmeno un istante. Non guardarti mai indietro e non ascoltare quelli che riempiono di pietre il nido che hai nel cuore.
Tua affezionatissima,
Karen Dinesen

In parallelo per tutta la storia seguiremo la vita di Jumbo, sempre più dolorosa e violenta, fino alla svolta, al bivio in cui tutto ha un senso, o quasi. Il legame tra quel bambino, oramai adulto, e quell’elefantessa ormai anziana, non potrà mai spezzarsi, questa è una certezza.
La parte selvaggia in noi, dobbiamo guardarla in faccia, dobbiamo accettarla e prendercene cura: solo così potremo davvero esprimerci, empatizzare e accoglierci.

L’autore, in un crescendo di emozioni, ci mette davanti a delle scelte obbligate. Rischiamo di perdere la parte migliore di noi, di restare soli, di perdere il privilegio della libertà.
Dobbiamo avere cura del pianeta che ci ospita, delle creature che lo popolano, della nostra parte autentica. Avere il passo leggero, lo sguardo pulito, l’animo gentile.

Ho avuto fitte allo stomaco e singhiozzato leggendo questo romanzo, mi è mancato il fiato, non è una cosa consueta. Mi ha travolta, mi ha scossa, mi ha conquistata.
Trovo questo libro una lettura imprescindibile: come la musica che Archie suonerà ormai anziano per i suoi amici elefanti, con un linguaggio universale, dove l’amore è l’unica cura possibile.


Paul Barton suona per gli elefanti ciechi | epeira.it - solo buone notizie

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