[RECENSIONE] FRANK-LY IN LOVE. Francamente... l'amore mi spezza - DAVID YOON - SPERLING & KUPFER


Buongiorno Sognalettori!
Oggi ho scelto di parlarvi di un libro che ho visto "nascere" dai piccoli spoiler che l'autore concedeva ai lettori sul suo account instagram ancora prima che il libro fosse pubblicizzato e pubblicato negli U.S.A., un libro d'esordio per l'autore, un libro tanto atteso che sono felicissima di aver potuto leggere!! 📖 😊 Un romanzo apparentemente semplice, ma che in realtà contiene tantissimi spunti di riflessione! (come si suol dire Mai giudicare un libro dalla sua copertina!).

Mi riferisco a “FRANK-LY IN LOVE. Francamente... l'amore mi spezza” di David Yoon, pubblicato in Italia dalla casa editrice Sperling & Kupfer.

David Yoon è nato e cresciuto a Orange County. Vive a Los Angeles con la moglie, la scrittrice Nicola Yoon, autrice di Noi siamo tutto e Il sole è anche una stella, e la loro figlia.
"Frank-Ly in love" è il romanzo d'esordio di David Yoon.
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Twitter: @davidyoon
Facebook: David Yoon


IL ROMANZO


Titolo: FRANK-LY IN LOVE. Francamente... l'amore mi spezza
Autore: David Yoon
Data di uscita: 25 Agosto 2020
Genere: Narrativa straniera contemporanea | Young Adult
Pagine: 336

«In fondo, l'unica cosa che desideriamo è amare chi ci pare e piace.»

Frank Li ha due vite: una da tipico ragazzo americano, con la scuola, gli esami di ammissione al college, gli amici, i videogame; l'altra, da figlio di immigrati coreani, che vivono in una sorta di bolla perché determinati a mantenere vive le tradizioni del loro Paese d'origine. In particolare, c'è un punto sul quale la madre e il padre sono irremovibili: Frank deve uscire solo ed esclusivamente con ragazze coreane.
Tuttavia, nonostante le aspettative della famiglia, lui si è innamorato perdutamente di Brit: bella, intelligente e soprattutto non coreana. Quando si rende conto che l'amica Joy è nella sua stessa situazione, i due stringono un patto: fingeranno di essere fidanzati per poter stare con la persona che desiderano. In teoria, il piano è perfetto, ma, con il passare del tempo, l'amore sconvolgerà tutti i programmi e Frank si renderà conto che forse non è Brit la ragazza che vuole davvero...

Con un romanzo d'esordio straordinario, divertente e commovente che parla di famiglia, identità e scoperta di sé, David Yoon si è imposto nel panorama internazionale come una delle nuove voci più interessanti della narrativa Young Adult. Bestseller istantaneo del New York Times, dove è rimasto in classifica per settimane, Frank-Ly in love è in corso di pubblicazione in diciotto Paesi.


Testa o cuore? Voi quale seguite?

Mai giudicare un libro dalla copertina o dal genere col quale l'hanno catalogato... questo libro ne è l'esempio lampante. Il romanzo di David Yoon non è solamente uno Young Adult dove si parla d'amore adolescenziale e delle problematiche legate a quell'età... c'è anche molto altro! È un romanzo apparentemente semplice, ma che in realtà contiene tantissimi spunti di riflessione! 😉 Ed ora vi spiego il perché.

Essere un ragazzo di seconda generazione non è facile in nessun paese del mondo.
Soprattutto perché, secondo la definizione, è una generazione costituita dai figli di immigrati. E gli immigrati non vengono visti totalmente di buon occhio in nessun luogo. Nemmeno se sono brave persone, nemmeno se ce la mettono tutta per integrarsi, nemmeno se le motivazioni che li hanno spinti a fuggire dalla loro terra natia siano assolutamente valide.
Inoltre, nei giovani di seconda generazione, direttamente nati o comunque cresciuti nella nuova patria, viene a crearsi una sorta di scissione interiore non da poco: da una parte ci sono la cultura, la lingua e la tradizione che i genitori ti tramandano, dall’altra c’è la realtà in cui cresci e di cui tutto ti sembra così spontaneo ed innato proprio perché sei cresciuto lì. Per questo devi costantemente lottare tra il tuo io interiore che sente di appartenere ad entrambe le culture allo stesso modo importanti… e il tuo io esteriore, costantemente giudicato dai locali che ti giudicano per il colore della tua pelle, per il tuo nome o per degli stereotipi che hanno in mente riguardo la nazione dove sono nati i tuoi genitori. E così è tutt’altro che facile da vivere e da sopportare!!
La cosa però può essere reciproca, infatti la mentalità ristretta può venire da entrambi i lati, nel senso che anche i genitori che hanno fatto un lunghissimo viaggio per dare un futuro migliore alla propria famiglia possono mettere dei “paletti” tra loro e la cultura dei luoghi dove sono andati ad abitare, creandosi una sorta di cerchia ristretta del proprio “vecchio mondo” all’interno del “nuovo mondo” dove sono andati ad abitare. E questo lo sa benissimo il giovane protagonista di questo romanzo.

Ha due nomi: Frank Li (nome americano) e Sung-Min Li (nome coreano), entrambi scelti dai genitori secondo un precisissimo calcolo di lettere che vanno a formare i due nomi, visto che Frank Li sono 7 lettere (e il 7 viene considerato un numero fortunato negli Stati Uniti) e Sung-Min Li sono 9 lettere (e il 9 è un numero fortunato in Corea).
…Anche se alla fine tutti lo chiamano Frank, pure in casa.

La famiglia Li proviene dalla Corea del Sud e, quando i genitori erano giovanissimi neosposi, hanno deciso di cercare un futuro migliore per i figli che sarebbero nati, e sono finiti ad abitare a Playa Mesa, in California. Quello che però i genitori non capiscono è come e quanto i due figli Hanna e Frank siano così integrati con la cultura statunitense da comportarsi come dei tipici ragazzi americani, tanto da criticare ogni loro atteggiamento e scelta “così poco coreana”. Al punto tale da programmare il loro futuro secondo degli standard coreani pretendendo moltissimo dai figli e non lasciandoli liberi di vivere la loro vita come vogliono, nemmeno in campo amoroso.
Proprio per questo motivo non concepiscono come la figlia maggiore Hanna, dopo due lauree e avendo trovato un lavoro molto remunerativo a Boston, si sia innamorata di Miles Lane (un ragazzo afro-americano): a loro non importa che Miles sia un ragazzo con la testa a posto, che abbia anche lui eccellenti titoli di studio alle spalle e un buon lavoro con il quale assicurare un ottimo futuro alla sua innamorata… per loro NON va bene solo perché non è un ragazzo coreano. Stop. E per quanto amino la loro primogenita, hanno deciso di ripudiarla solo per questo motivo.

Frank frequenta l’ultimo anno alla Palomino High School e, oltre a sentire immensamente la mancanza della sorella maggiore alla quale è molto legato, ha anche molti altri pensieri: la scelta imminente del college, i numerosi esami di preparazione in vista del SAT (Scholastic Assessment Test), test riconosciuto in tutte le università americane che valuta il livello di conoscenza dello studente in ambito scolastico.
Solitamente tutti i college USA richiedono, per gli studenti stranieri e non, il superamento del SAT con un punteggio discreto, ma Frank è un secchione e punta a superare l’esame con il massimo dei voti! Solo così potrebbe assicurarsi l’entrata ad Harvard, l’università che sogna da sempre. E di ciò i suoi genitori sono orgogliosi.

Frank però è anche un ragazzo statunitense che deve barcamenarsi tra più aspetti della sua vita, cercando di inserirli in compartimenti stagni che cerca di non mischiare per non confondere tutto. La sua vita a casa è quella di bravo figlio coreano (sebbene in casa non parlino moltissimo coreano e per tanto lui non è che mastichi benissimo la lingua), ma a scuola e coi suoi amici è solo Frank, un ragazzo nerd vestito sempre di nero (a parte le scarpe che possono essere di qualsiasi colore!), con braccialetti al polso di varie sfumature di nero e la passione per la musica, i fumetti e i videogame che amano anche i suoi coetanei. Il suo migliore amico è Q Lee (un ragazzo afro-americano) col quale passa moltissimo tempo (e la famiglia Lee considera Frank come un figlio!), ma non lo invita praticamente mai a casa sua perché i Li invece fanno costantemente critiche su chiunque non sia coreano.
Non sono cattive persone eh, anzi!! Solo che hanno una mentalità molto ristretta legata a quello che hanno assorbito quand’erano piccoli, e non si discostano di una virgola dal fatto che il mondo sia un posto enorme pieno delle culture e delle tradizioni più disparate, senza che nessuna sia migliore o peggiore delle altre, ma solo differenti.
Pertanto, da sempre, i Li organizzano dei “Raduni” con le altre 5 famiglie di ex-universitari coreani che si sono trasferiti lì in California e che sono ancora amici dopo decenni, riunendosi una volta al mese a turno in una delle cinque case. Ai Raduni è obbligatorio partecipare, nessun figlio può rinunciare per alcun motivo.

All’interno del Raduno, però, il tempo si ferma per qualche ora. Noi figli ci ritroviamo lì solo per via dei nostri genitori, dopo tutto. Ci frequenteremmo anche in circostanze normali, se così non fosse? Probabilmente no. Solo che non possiamo ignorarci e basta, perché sarebbe una vera noia. E quindi blateriamo e filosofeggiamo finché non è ora di andarcene. A quel punto, di nuovo liberi, torniamo alla realtà che ci attende fuori dal Raduno, dove il tempo ricomincia a scorrere.
Ho chiamato il nostro gruppo «i Limbo».
Ogni mese mi spaventa l’idea di andare a una di queste imbarazzanti riunioni con i Limbo, a passare il tempo fra un mondo e l’altro. Ma ogni mese, il raduno finisce per ricordarmi che in realtà quasi tutti i Limbo sono proprio forti.

Come Frank, anche gli altri Limbo sono ragazzi davvero in gamba, molto studiosi, ambiziosi e con un futuro brillante pensato per loro dai genitori… e per questo motivo si capiscono e si supportano moralmente, perché sanno benissimo quanto NON sia facile essere membri della seconda generazione.
Ciascuno di loro reagisce a modo proprio, cercando di vivere la vita da adolescenti senza farsi però scoprire dai genitori troppo rigidi…

Ho troppi mondi nella testa – la Palomino High School, il Negozio, il Raduno – ognuno con una propria sconcertante legge della natura, una propria forza gravitazionale, una propria velocità della luce, quando io non vorrei altro che raggiungere la velocità di fuga, schizzare nello spazio e trovarmi un pianeta tutto per me, da modificare a mio piacimento.
Il pianeta Frank. Visitabile solo su invito.

Le cose per Frank si complicano enormemente quando a scuola si rende conto che la sua cotta per Brit Means pare essere ricambiata, e – allo stesso tempo – i genitori cercano di farlo mettere assieme a Joy Song (una dei Limbo)!!
Entrambe sono ragazze assolutamente in gamba e sveglie, dolci e allo stesso tempo con una mentalità molto aperta, solo che se con Brit le cose potrebbero andare benissimo per Frank (ma non per la sua famiglia), con Joy le cose invece sarebbero decisamente più incasinate perché lei la conosce da quando è nato, ma il volere della famiglia è più importante del libero arbitrio?
Al cuor non si comanda, e quindi ci vuole un’idea geniale per poter bilanciare le imposizioni della famiglia e quelle del proprio cuore…
…e Frank ce la farà??
Preparatevi per una rocambolesca serie di avvenimenti!!! 😉 💡

Non posso spoilerate di più sulla trama, ma vi posso spiegare quanto il libro mi sia piaciuto e mi abbia interessata. Come ho già anticipato nella parte introduttiva di questa mia recensione, il libro è sia un romanzo Young Adult perché il protagonista è un adolescente di 17 anni che si trova a dover affrontare le tipiche problematiche di chi sta per finire le superiori e si appresta ad affrontare la vita adulta che lo aspetta.

Ma allo stesso tempo c’è anche un sotto-testo più profondo che mi ha fatto riflettere molto: il problema delle proprie origini. Questo è un argomento che mi tocca molto sia empaticamente che personalmente, e ritengo che libri come questo scritto da David Yoon possano servire per allargare ancora di più la mente e per far ragionare chiunque che nel 2021 si dovrebbe finalmente smettere di essere alimentati dallo stupido e retrogrado sentimento razzista. Perché ogni persona che abita sulla Terra è un cittadino del Mondo, un essere umano pieno di sentimenti, di diritti e di dignità.
Mi hanno colpita molti dei pezzi del libro, di cui vi metto una citazione come emblema.

Con l’aggettivo «americano» mamma-e-papà intendono «bianco». Per riferirsi a se stessi – o a me – usano hanguksaram o «coreano». Io non mi definisco mai soltanto «coreano», ma coreano-americano: metto prima «coreano» o «asiatico», poi inserisco il trattino (che però non si pronuncia) e concludo con «americano». Americano e basta, mai.
I bianchi sì che possono definirsi americani e basta. Solo se costretti, specificano la propria origine etnica. E io trovo ingiusto dover spiegare in eterno quali siano le mie origini con quel trattino che nemmeno si pronuncia, quando i bianchi non sono obbligati a farlo.
E’ complicato. Ma anche semplice. Semplicato, insomma.
Brit Means rifiuta di definirsi bianca, preferisce dirsi ero-americana. Perché Brit è saggia e consapevole.

Leggendo il libro ho provato una vasta gamma di sensazioni diverse e contrastanti per i personaggi e gli argomenti trattati, ma una cosa mi è sempre stata certa fin dalla prima riga: l’abilità narrativa dell’autore è così capace da renderlo assolutamente idoneo a rappresentare un libro che può comprendere un pubblico molto eterogeneo sia per gusti letterari che per età. Intendo dire che il libro è scritto molto bene, intenso e delicato allo stesso modo, seppur trattante argomenti anche tosti, può assolutamente essere letto da chiunque ami generi letterari diversi, e può catturare pienamente l’interesse di giovani lettori quanto quello di lettori più esperti.

La lettura di “Frank-ly in love” mi ha appassionata e colpita e mi sento decisamente di consigliarne la lettura!!

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