[RECENSIONE] THE CHAIN - ADRIAN McKINTY - LONGANESI


Buongiorno Sognalettori,
oggi sul blog vi parlo di un libro che ha fatto molto discutere in questi ultimi mesi.

Adrian McKinty è nato e cresciuto a Belfast negli anni del conflitto nordirlandese. Figlio di un ingegnere navale costruttore di caldaie e di una segretaria, dopo aver studiato filosofia a Oxford grazie a una borsa di studio si è trasferito negli Stati Uniti, per insegnare inglese alle superiori. Il suo thriller d’esordio, Dead I Well May Be, è stato selezionato per il Dagger Award 2004 e ha un’opzione per i diritti cinematografici con la Universal Pictures. I suoi libri hanno vinto l’Edgar Award, il Ned Kelly Award, l’Anthony Award, il Barry Award e sono stati tradotti in oltre 20 lingue. Adrian McKinty è critico letterario per il Sydney Morning Herald, l’Irish Times e il Guardian. Vive a New York con la moglie e i due figli. In via di pubblicazione in 35 paesi, The Chain diventerà presto un film prodotto dalla Paramount. http://adrianmckinty.blogspot.com/ @adrianmckinty http://facebook.com/adrianmckintybooks

VITTIMA. RAPITORE. CRIMINALE. COSA SEI DISPOSTO A FARE PER SALVARE LE PERSONE CHE AMI?
IL THRILLER CHE TIENE INCATENATI I LETTORI DI TUTTO IL MONDO.

IL ROMANZO


Titolo: The Chain
Autore: Adrian McKinty
Data di uscita: 29 Agosto 2019
Genere: Narrativa straniera | Thriller
Pagine: 352


Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice.
È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà.
La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà.
Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l’impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato.
Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa.



Un rapimento, una telefonata e tutto cambia. 



Così inizia The chain, il romanzo che nelle ultime settimane ha fatto parlare tutti. 



Protagonista del romanzo è una madre di nome Rachel che si trova a dover affrontare il rapimento della propria figlia. Riceve una telefonata dal rapitore che è un’altra madre che a sua volta affronta il rapimento del proprio figlio, e le da istruzioni precise per continuare la catena. Da qui parte tutta la storia… 

“Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice.”
La narrazione è scorrevole e asciutta, per quanto riguarda le parti riferite ai rapimenti, sono stata abbastanza presa dai fatti, anche se da lettrice di thriller mi sono mancati dei dettagli in più e ci sono state delle situazioni che ho trovato leggermente inverosimili in alcuni punti. Ciò non significa che il libro non mi sia piaciuto, anzi, proprio perché penso che l’idea sia originale avrei preferito fosse tutto perfetto. 

Non voglio nemmeno pensare come possa sentirsi una madre all’idea che qualcun’altro abbia suo figlio e per riaverlo debba rapirne un altro. 
“Ogni cosa viene fatta per la Catena. La Catena non può interrompersi. E non può perdere un solo anello.” 
Come detto sopra, la scrittura rende difficile staccarsi dalle pagine ma la poca attenzione ai dettagli, toglie al lettore la possibilità di comprendere del tutto le scene descritte. A mio avviso c’è stata troppa fretta, dimenticando così di contestualizzare delle informazioni importanti come può essere la malattia della protagonista. Gli spunti di riflessione comunque non mancano, per esempio, l’utilizzo dei social in modo sbagliato (condividere troppe informazioni da troppo potere agli altri che possono scegliere di usarle per farci del male)… dove possiamo arrivare per salvare chi amiamo, le nostre paure, la vita quotidiana e le cose importanti. 

Doveroso precisare che The Chain nasce nel 2012 come racconto e che forse nel passaggio verso quello che poi è diventato un vero romanzo si sia persa un po’ di attenzione ai dettagli. 

Scusate se ripeto questo concetto più volte ma leggendo questa storia, vi renderete conto delle potenzialità del romanzo e come me non riuscirete a sopportare queste mancanze. Perché avere fretta? 

Riassumendo: 

Idea originalissima 

Stile molto scorrevole capace di intrattenere 

Personaggi interessanti dove purtroppo ho sentito la mancanza di qualche approfondimento in più. 

Gli aspetti psicologici delle situazioni vissute dai personaggi portano chi legge a riflettere e secondo me questo aspetto è fondamentale perché un buon libro porta sempre qualcosa al lettore.

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