[RECENSIONE] LA PALUDE DEI FUOCHI ERRANTI - ERALDO BALDINI - RIZZOLI


Buongiorno Sognalettori,
oggi vi parlerò di un libro che mi ha particolarmente coinvolta sin da subito; è stata una lettura piacevolissima e devo ringraziare chi mi ha dato l’opportunità di conoscere questo autore che, senza ombra di dubbio, è divenuto uno tra gli scrittori italiani che seguirò con costanza.
Oggi vi parlerò del libro “La palude dei fuochi erranti” di Eraldo Baldini, pubblicato da Rizzoli.

Eraldo Baldini, scrittore e saggista, è uno dei più autorevoli maestri del noir italiano, vincitore nel ’91 del Mystfest di Cattolica. Per descrivere la sua narrativa, capace di trasportare un genere tipicamente anglosassone nei panorami familiari della campagna romagnola, viene coniata la definizione “gotico rurale”. Con L’uomo nero e la bicicletta blu ha vinto nel 2012 il Premio Montefiore. Il suo ultimo libro, pubblicato da Rizzoli, è La palude dei fuochi erranti.


IL ROMANZO



Titolo: La palude dei fuochi erranti
Autore: Eraldo Baldini
Data di uscita: 1 Ottobre 2019
Genere: Narrativa Italiana | Gialli
Pagine: 224


Anno del Signore 1630. A Lancimago, villaggio perso tra campi e acquitrini, gli abitanti aspettano con angoscia la peste che si avvicina. Per prepararsi al peggio, i monaci della vicina abbazia decidono di preparare una fossa comune. Ma durante i lavori di scavo trovano numerosi scheletri sepolti in modo strano, con legacci intorno agli arti e crani fracassati. La memoria collettiva non sa dire chi siano e i frati più anziani, interrogati, rispondono con un muro di reticenza e silenzio. Mentre, con poteri di commissario apostolico, arriva monsignor Diotallevi, incaricato di allestire i cordoni sanitari per contenere il contagio, nelle paludi nebbiose, nei poderi smisurati e nelle boscaglie intorno cominciano a succedere cose inspiegabili e inquietanti: fuochi che paiono sospesi nell’aria, animali scomparsi, presunti untori che si aggirano tra le vigne. «È opera del Demonio» dicono i paesani, e subito cercano streghe e fantasmi da combattere; ma c’è anche chi a Satana si rifiuta di credere, e in nome della scienza perlustra i terreni a caccia di risposte… Eraldo Baldini, maestro del gotico rurale, ci trascina in un mondo sospeso tra religiosità e superstizione, tormentato da paure ancestrali, in cui è impossibile distinguere il naturale dal sovrannaturale, i giusti dai colpevoli, i carnefici dalle vittime.



“La palude dei fuochi erranti” è un mistery gotico dove storia, religione e credenze popolari hanno reso le ore dedicate alla lettura non solo un momento dedicato a me stessa, ma un vero e proprio angolo impenetrabile dove nessuno è riuscito a distrarmi.
Avrete capito che sono stata piacevolmente impressionata da questo libro che ha avuto sicuramente il merito di aver fatto apprezzare alla sottoscritta un autore che, nel corso degli anni, ha scritto molti altri libri interessanti.

Ora parliamo di questo libro uscito nel mese di ottobre di quest’anno.
Dico subito che è da apprezzare il fatto che sia ambientato nell’Anno del Signore 1630 nella nostra Romagna, luogo ricco di storia, e precisamente nell’abbazia di Lancimago; è una zona povera, paludosa, dove la maggior parte degli abitanti si dedica all’agricoltura che spesso è tutt’altro che generosa con loro.
Qui è stata edificata da secoli un’abbazia; i monaci gestiscono anche buona parte del territorio circostante e godono di una certa influenza anche sul prepotente signorotto locale.
I monaci sono in allarme, la peste che miete vittime in tutto il circondario si sta avvicinando a quelle zone e loro, per non farsi trovare impreparati, iniziano a compiere degli scavi che saranno utilizzati come fosse comuni nel caso in cui l’epidemia prendesse piede nel vicino villaggio.
Tutto è organizzato, i lavori iniziano come da tabella di marcia ma una macabra scoperta impedisce loro di proseguire nel compito assegnato perché, dopo aver rivoltato la terra, si trovano davanti a qualcosa di terribile.


Si sentiva un odore, quello decrepito ammuffito che emanano le cose oramai macinate e digerite nel tempo … E c’erano quei resti umani...

Il libro inizia con questo orrendo ritrovamento e tutti vengono assaliti da un malefico presagio condito da mille domande sull’identità di quei cadaveri che presentano, su quel che rimane dei loro corpi, delle ferite raccapriccianti.
Da chi erano stati uccisi e perché: queste domande senza alcuna risposta tormentano i monaci e tutti coloro che hanno assistito al ritrovamento.
Rodolfo Diotallevi è un monsignore delegato del commissario apostolico, inviato dalla diocesi a Lancimago per organizzare i cordoni di protezione ai confini del territorio; ha a disposizione molti soldati ed è l’unica autorità competente con l’arduo compito di cercare di arginare il diffondersi della peste tra la comunità locale.
Proprio lui, così irremovibile e privo di compassione, convinto che la Chiesa sia un esercito al di sopra del bene e del male, deve affrontare qualcosa di maligno che non aveva previsto, deve fare i conti con i fantasmi del suo passato che tanto lo tormentano e terrorizzano.


Non sapeva che qualche ora dopo Rodolfo Diotallevi sarebbe naufragato, anche se avrebbe cercato di non darlo a vedere, in un abisso di terrore riapertosi dopo tanti anni sotto i suoi piedi


In questo thriller storico non mancano di sicuro i colpi di scena dove i personaggi avranno modo di intrecciare relazioni pericolose che dimostreranno di non avere pietà per alcuno, con puro sadismo si divertiranno a giocare finché ne avranno voglia con il destino dei nostri protagonisti.
Eresia, stregoneria, figure angeliche e misteriose si mescoleranno alla trama di un vero incubo dove la fede vacillerà in più occasioni, mostrando un volto crudele e poco misericordioso.
Anche nel 1630 gli uomini sono facilmente soggiogabili al male: avarizia, presunzione, egocentrismo mischiati alla superstizione riusciranno a far nascere nella nostra testa la voglia di proseguire nella lettura in un cammino colmo di imprevisti fatali, dove la realtà si mostrerà con tutta il sua oggettività solo a chi riuscirà a mantenere il senno.


Guardò a lungo verso la palude, dove i fuochi erranti, più che in una danza, parevano ora intenti nei salti goffi e scomposti di un sabba o negli spasmi spaventosi di una turba di ossessi.

Questo libro mi è piaciuto veramente tanto: non solo la trama è intrigante ma anche la personalità di ogni protagonista si è rivelata complessa e ha mostrato quanto ognuno di noi sia vulnerabile se messo nella condizione di non essere più padrone di se stesso. Debolezze, vizi, perdizione sono lo sfondo di un mistero che da secoli perseguita gli abitanti di quei luoghi. Il bene e il male si affrontano sino a giocarsi la vita dell’ultimo peccatore: alla fine solo la rettitudine di alcuni e la corruzione di altri mostreranno i perdenti e i vincitori di questa incredibile vicenda.

Non ho voluto soffermarmi sulla descrizione dei vari personaggi perché altrimenti avrei potuto involontariamente spoilerare dei passaggi cruciali: alcuni di essi, con le proprie conoscenze personali, hanno cambiato il finale della storia che nella mia testa si era già precedentemente materializzato, sorprendendomi ancora una volta e questo, ahimè, è un colpa imperdonabile che non voglio assolutamente avere.

È stata una lettura piacevole, l’autore è riuscito a non rendere troppo pesante un’opera ambientata in luoghi un po’ cupi, esaltando gli aspetti affascinanti di questo periodo storico come alcune credenze popolari, pur evidenziando tutti gli errori dettati dall’ignoranza e dalla superstizione.
È un libro scritto veramente bene ed è questo che mi ha portato ad esprimere un giudizio più che positivo.
Cari Sognalettori, non siate anche voi vittime della pestilenza e della scaramanzia, toglietevi ogni dubbio e correte in libreria ad acquistare “La palude dei fuochi erranti”.

Buona lettura


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