[RECENSIONE] IL DESTINO DELL'ORSO - DARIO CORRENTI - MONDADORI


Buongiorno Sognalettori,
oggi vi parlo del secondo romanzo di una piacevole scoperta tutta italiana del thriller, Dario Correnti, il titolo è “Il destino dell’orso” edito Mondadori.

Il racconto trascina il lettore in un labirinto di false piste e colpi di scena, ai piedi di splendide montagne che, impassibili e sinistre, osservano dall’alto le mosse di un assassino diabolico, sfuggente. Torna l’indimenticabile coppia di Nostalgia del sangue, caso editoriale internazionale, in un thriller altrettanto sorprendente e serrato, un meccanismo a orologeria reso ancora più perfetto dal talento di Dario Correnti nel costruire personaggi densi, pieni di chiaroscuri, debolezze e coraggio. Personaggi destinati a rimanere nel cuore di tutti noi.

Dario Correnti è uno pseudonimo. Anzi, un doppio pseudonimo, perché nasconde due autori. Il suo primo romanzo, Nostalgia del sangue, è stato uno dei thriller più apprezzati del 2018. Tradotto in quindici Paesi, è diventato un caso editoriale internazionale e presto diventerà una serie TV.

IL ROMANZO


Titolo: Il destino dell'orso
Autore: Dario Correnti
Data di uscita: 2 Luglio 2019
Genere: Thriller, Suspance
Pagine: 408


In una valle svizzera, un giorno di luglio, un industriale milanese viene sbranato vivo da un orso. Marco Besana, giornalista di nera con troppi anni di lavoro alle spalle e altrettanta disillusione addosso, è costretto controvoglia a occuparsi di quella strana morte. Sarebbe facile archiviare il caso come un incidente di montagna se Ilaria Piatti, giovanissima reporter, perennemente precaria, non fosse convinta di avere davanti un serial killer. Molto più feroce di qualunque animale. Ilaria e Marco, accompagnati dal cane Beck’s, lasciano Milano e partono per l’Engadina. E lì scoprono una catena di morti orribili e misteriose, tutte apparentemente accidentali: un uomo caduto in un crepaccio, uno carbonizzato nel suo aereo privato, un altro mummificato in un bosco. La sequenza non può essere casuale. Anche se la polizia locale non collabora e in redazione nessuno crede in loro, i due cronisti non si danno per vinti. Sono sicuri di avere di fronte un soggetto molto pericoloso, che uccide le sue vittime con armi non convenzionali, in modi originali e sofisticati. E sembra ispirarsi alla più famosa avvelenatrice seriale del Settecento, Giovanna Bonanno, conosciuta come la Vecchia dell’Aceto.


Inutile negarvi che, come è successo con il primo romanzo, “Nostalgia del sangue”, è stato amore a prima… pagina.

Marco Besana e Ilaria Piatti, giornalisti di cronaca nera, colleghi ma soprattutto amici, ritornano. E per me, che ho avuto il piacere di conoscerli al loro esordio con “Nostalgia del sangue”, è stato un piacevolissimo ritorno.
È stato facile affezionarmi a loro e ricordarli nel corso del tempo, sebbene in quest’ultimo romanzo io li abbia trovati cambiati, maturati rispetto al precedente.
Marco è ora più propenso all’affettuosità e meno sospettoso, ma pur sempre burbero, mentre Ilaria è diventata una donna indipendente e tenace, non certo la goffa Piatti dei tempi che furono, nonostante la costante insicurezza che vive in lei.

In questo romanzo viaggeremo spesso fra Milano e la Svizzera; Marco e Ilaria indagano sulla morte di un importante industriale, sbranato da un orso in mezzo al bosco. In realtà, svariati esami dimostreranno che la reale causa della morte è riconducibile a tutt’altro.
Ed ecco riaffiorare cadaveri di persone scomparse, susseguirsi di nuove morti misteriose che fanno pensare alla mano di un serial killer che utilizza un modus operandi piuttosto insolito: il veleno, utilizzato nel '700, per lo stesso scopo da Giovanna Bonanno, soprannominata la Vecchia dell’Aceto.


“Lei sente. Sente e va avanti. Sente e non si fermerà mai.”

Ovviamente tutto questo è pane per i denti di Marco e Ilaria che non si tirano di certo indietro e cominciano ad indagare, ad osservare ogni persona che li circonda, a studiare ogni singolo dettaglio delle morti fino all’epilogo, imprevedibile, assolutamente e totalmente inaspettato.

“Per il bene impegno comune e al male colpo mortale”

Il romanzo è strutturato in capitoli brevissimi, scritti in maniera scorrevole e lineare, che spingono il lettore a dire “ne leggo solo un altro poi giuro, spengo la luce”.
Ecco, io facendo così ho finito il libro nel giro di 3 giorni 😊

Aspetto con ansia la vostra opinione su questo romanzo.

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