[RECENSIONE] LA MORTE DELLA FARFALLA - PIETRO CITATI - ADELPHI








Buongiorno lettori, oggi voglio parlarvi di un piccolo gioiellino. Il libro in questione è La morte della farfalla di Pietro Citati, uno scrittore poliedrico che si è focalizzato sopratutto sui saggi e sulle biografie di grandi scrittori del passato. Ha anche scritto dei miti dei popoli antichi e di dottrine filosofiche e religiose.
Nato a Firenze, trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Torino, laureandosi poi nel 1951 a Pisa in Lettere moderne alla Scuola Normale Superiore. La sua carriera di critico letterario comincia grazie alle collaborazioni a riviste come Il Punto, dove conosce Pasolini, L'approdo e Paragone. Ha poi insegnato nelle scuole professionali di Frascati e della periferia di Roma, ha scritto per il quotidiano Il Giorno e dal 1973 ad oggi scriverà alternativamente per il Corriere della Sera e La Repubblica  come critico letterario e autore di recensioni.
Nel 1984 vinse il Premio Strega con la biografia di Tolstoj edita da Longanesi.
Il libro che vi racconterò oggi è proprio una biografia e parla delle vite travagliate e dolorose di Zelda e Francis Scott Fitzgerald.


IL ROMANZO


Genere: Biografia
Data di uscita: 20 ottobre 2016
Prezzo cartaceo: 10,00 €
Prezzo ebook:


"Citati segue con impressionante precisione la progressiva caduta nel buio delle due farfalle, come prima la loro ascesa nella luce sfolgorante. Penetra a fondo nell'animo dei Fitzgerald, nell''incrinatura' che in lui si fa sempre più profonda, nella molteplicità e nella metamorfosi dello scrittore: nelle crisi di lei, nella complessità e tenacia del loro rapporto. Il ritratto che disegna della malattia mentale di Zelda, rapido e ritardato, pieno di particolari ma sovrastato dall'incombente Dümmerung, è un'opera al nero di prima grandezza che fa venire i brividi." (Piero Boltani)



Partiamo dal presupposto che io lessi, qualche anno fa, Il grande Gatsby e che non mi piacque per niente. Le vite descritte in quel libro mi sembrarono vite annoiate, un po' sprecate, dissolute e che io non riuscivo e non riesco tutt'ora a comprendere. Leggendo il libro di Citati ho, invece, capito anche Il grande Gatsby. Fitzgerald mette molto di suo in quel libro e leggendo la sua biografia l'ho guardato in modo diverso, l'ho compreso meglio.
Citati racconta in 86 pagine l'amore travagliato di Zelda e Fitzgerald, un amore che sin dall'inizio mostrava i segnali di quella sofferenza di cui sarebbe stato pervaso. Un amore segnato dalla malattia mentale di lei e dall'istinto di autodistruzione di lui.
Qualche giorno fa, parlando con un'amica, dicevo che le coppie destinate a lasciarsi e quelle destinate a stare insieme molto spesso si riconoscono subito. I Fitzgerald sembrano da subito una di quelle coppie che non solo sarà destinata a lasciarsi ma lo farà attraversando grandi sofferenze.
Zelda beveva la vita e, come dice Citati, sembrava conoscere soltanto le sue superfici. Viveva come fosse costantemente su un palcoscenico, alternava momenti di pazza euforia ad altri di malessere profondissimo. Fitzgerald la amò da subito in modo disperato, sopportando i suoi rifiuti, il suo amore altalenante che lo attirava e poi lo respingeva in modo brutale. Zelda amava farlo soffrire e lui perdeva se stesso nella rincorsa all'amore di lei. Malgrado questo, non riuscivano a stare lontani l'uno dall'altra, erano legati indissolubilmente e dal loro amore nacque anche una figlia.
C'è un passo nel libro che esprime in maniera mirabile il loro rapporto, con parole che io non sarei mai in grado di trovare

Zelda e Fitzgerald erano troppo vicini: vicini come furono raramente esseri umani; e l'eccesso della vicinanza tra gli dèi e gli uomini, come tra gli uomini e le donne, brucia i cuori e le vite. Sia come persone sia come scrittori erano complici. Fitzgerald copiava le lettere e i diari di Zelda, inserendoli di nascosto in Di qua dal paradiso, in Belli e dannati, e Tenera è la notte: le sottoponeva, pagina dopo pagina, i suoi racconti e romanzi; e quando non riusciva a vedere i personaggi del Grande Gatsby, la moglie li disegnava e disegnava sino a farsi dolere le dita, cercando di catturare le immagini che fuggivano dalla penna del marito. Erano la stessa persona, con due cuori e due teste; e questi cuori e queste teste si volgevano appassionatamente l'una verso l'altro, l'una contro l'altro, fino ad ardere in un unico rogo.

La poesia in queste parole è disarmante. Fa comprendere la natura inevitabile di questo amore impossibile e doloroso, il bisogno che entrambi avevano dell'altro, il dolore che si infliggevano a vicenda.
Era Zelda quella ad avere una malattia accertata tra i due ma anche Fitzgerald aveva tratti caratteriali problematici. L'insonnia che lo affliggeva, la dipendenza dall'alcol, i soldi che aumentavano grazie alla sua scrittura ma che lui non riusciva a conservare, dissipandoli in regali costosissimi a Zelda, mance faraoniche, tenore di vita al di sopra delle sue possibilità. Lui stesso comprendeva di essere profondamente autodistruttivo.
Zelda arrivò a condannare il marito perché non riusciva a stargli vicino nella sua malattia come lei avrebbe voluto, come aveva fatto Leonard Woolf con Virginia, che continuamente cercava di creare intorno a lei la tranquillità necessaria al suo benessere. Ma lui non riusciva a farlo, era convinto che stare con Zelda fosse il motivo che lo costringeva a bere e ad ubriacarsi costantemente, era convinto di non poter fare niente per lei perché doveva prima salvare se stesso.
Verso la fine della sua vita, il rapporto intimo con la moglie non esisteva più. La malattia che l'aveva costretta ad entrare ed uscire da case di cura e la sensazione che insieme non facessero altro che distruggersi a vicenda, li aveva allontanati definitivamente, tanto che Fitzgerald ebbe infine un'amante con la quale passerà anche il giorno prima della sua morte.
Malgrado questo, il rapporto con Zelda non si spezzerà mai e lei stessa parla di lui, dopo la sua morte, come del suo migliore amico.
Zelda non guarì mai del tutto, anche dopo la morte di Fitzgerald continuò a tornare nell'ospedale che l'aveva curata per anni, luogo in cui troverà la morte; una morte insolita, terribile ma che sembra essere totalmente in linea con quella che era stata l'intensa, bruciante, vita di Zelda.
Citati infonde questo libro piccolissimo di un'intensa poesia. Le vite dei Fitzgerald, così tragiche e dolorose, sono messe a nudo e l'analisi che ne fa, riportando pensieri, debolezze, malattie e crepe delle loro anime, rende comprensibili le loro azioni.
Un libro capace in poche pagine di raccontare due vite intense e utilissimo a comprendere gli scritti di Fitzgerald, tutti profondamente intrisi della loro vita vissuta e dei suoi pensieri più profondi.
Un libro che non posso far altro che fortemente consigliare.

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