[REVIEW PARTY] LA BALIA - NORA LEE MAIER - LEGGEREDITORE


Cari amici lettori, con la mia recensione di oggi voglio parlarvi di una recente uscita targata Leggereditore, il libro di Nova Lee Maier dal titolo " La balia" pubblicato in ebook lo scorso 20 marzo e in cartaceo il 3 aprile, un thriller psicologico dalle tinte fosche molto interessante.

IL ROMANZO

Genere: Thriller
Data di uscita: 19 Marzo 2019
Prezzo cartaceo: 17,00€
Prezzo ebook: 4,99€

Costretta a letto in seguito al difficile parto della sua prima figlia, Didi accoglie con gioia l’assistenza di Hennequin, l’infermiera di maternità che aiuta la famiglia nei dieci giorni successivi alla nascita. La convalescenza lunga e dolorosa rende Didi sempre più dipendente dalle attenzioni della donna. Ma le intenzioni di quest’ultima non sono quelle che sembrano: Hennequin nasconde un terribile segreto che affonda le radici in un lontano passato, e adesso è decisa a chiudere il cerchio. Una persona, però, sembra intuire il suo mistero: è Miriam, sua cognata e giovane poliziotta di Rotterdam che, con l’aiuto di un detective americano, porta alla luce dettagli inimmaginabili sul suo conto. Miriam sospetta che la donna sia in realtà una pericolosa psicopatica e comincia a pedinarla. Quando scopre che lavora a casa di Didi, capisce che Hennequin sta nascondendo un piano diabolico… Riuscirà la tenace e instancabile poliziotta a comprendere e ostacolare le inquietanti intenzioni di Hannequin?

La balia, sebbene sia catalogato come thriller psicologico non ne ha tutte le caratteristiche perché a differenza dei libri tipici del genere in questo caso sappiamo già dalle prime pagine chi è il principale antagonista della storia, la particolarità risiede nella ricerca dei motivi nascosti che stanno alla base del comportamento del personaggio... cosa spinge realmente l'algida Hannequin a voler sterminare un'intera famiglia?
Le principali protagoniste sono tre donne, Hannequin, Didi e Miriam.
Miriam è una giovane poliziotta che lavora nel distretto di Rotterdam, nei Paesi bassi, è una donna caparbia ed energica che ama profondamente il suo lavoro, una passione trasmessa da suo nonno che lei ha portato avanti con fierezza.
Di recente ha subito un grave lutto, la morte dell'amato fratello Bart deceduto in seguito ad un incidente che secondo lei presenta molti lati oscuri; il fratello è morto cadendo dalle scale della sua lussuosa casa in Belgio ma fin da subito Miriam ha intuito che qualcosa non quadrava nella sua morte e secondo lei tutto è collegato alla vedova di suo fratello, Hannequin, che lui ha sposato l'anno prima all'improvviso, dopo appena una breve frequentazione.
Questo matrimonio lampo non l'ha mai convinta del tutto e dopo i brevi e rari incontri con la cognata i dubbi sono aumentati, trovandosi davanti una donna dall'aspetto freddo e calcolato, fatto di sorrisi falsi e pose ad arte; Miriam non ha mai esposto i suoi dubbi al fratello e adesso dopo la sua morte rimpiange di non essersi mai confrontata con lui, soprattutto perché dopo il decesso di Bart la cognata ha ereditato la cospicua eredità del marito ed è scomparsa nel nulla.
Da quando suo fratello era morto sei mesi prima, non aveva avuto un momento di pace. Una caduta dalle scale. Era quella la causa della morte secondo il medico legale. Un incidente domestico. Miriam, però, non ci credeva. Bart era davvero morto in questo modo? Era scivolato con le calze ed era caduto giù dalle scale della sua casa in Belgio? Forse Hennequin Smith, quella donna orribile che aveva sposato, aveva un ruolo in tutto questo? Miriam l’aveva odiata dal primo momento, a pelle.
Dopo sei mesi improvvisamente, Hannequin ricompare in città e per Miriam diventa un'ossessione scoprire chi sia veramente questa donna.
Hannequin è la vera protagonista di questa storia, una donna fredda e calcolatrice, in grado di fingere molto bene e completamente priva di empatia verso il prossimo.
Su di lei aleggia un velo di mistero, non si sa cosa la spinga ad agire in un determinato modo, quale sia il movente che alimenta la sua sete di uccidere, si riuscirà a capire solo alla fine del libro dopo un lungo percorso di indagine.
Hannequin è tornata nei Paesi bassi per fingersi un'assistente di maternità e potersi cosi insinuare nella vita di Didi e Oscar che hanno avuto da poco una bambina, la piccola Indy; a causa delle precarie condizioni di salute di Didi che ha bisogno di assistenza Hannquin riesce a entrare in contatto con loro fingendosi un'infermeria.
È interessante leggere come la donna riesca a plagiare lentamente Didi che si affida completamente a lei, ignara dei suoi veri scopi.
L'autrice ci dipinge una donna dal carattere molto complesso, che guarda al mondo in maniera disincantata e sprezzante verso il genere umano, che considera triste e patetico.
Attraverso le indagini di Miriam si scopre che Hannequin è una donna che ha attraversato un'infanzia difficile, segnata da atti di bullismo ed emarginazione, che hanno peggiorato un carattere già difficile e un'inclinazione evidente alla violenza.
Strinse la mano della donna più anziana che era dura, ruvida e forte come la mano di un uomo. Nel breve momento in cui le loro mani si toccarono, Hennequin si rese conto che quella donna pragmatica era il suo opposto. Quella donna aiutava una nuova vita a venire al mondo, mentre Hennequin si considerava un’attiva e molto appassionata fautrice del passaggio all’aldilà.
Didi è l'ignara vittima designata da Hannequin, è una giovane donna che da poco ha partorito e in seguito ad una gravidanza difficile e, a un ancor più traumatizzante parto è costretta a letto da insopportabili dolori fisici.
Quello che per lei dovrebbe essere un momento di serenità da trascorrere con il marito e la loro bambina si è trasformato in un calvario di sofferenza perché la donna è costretta a letto e ogni minimo sforzo le provoca dolore, così non riesce ad instaurare un rapporto d'intimità con la sua bambina; questa delicata situazione viene aggravata dal comportamento distaccato di suo marito Oscar, diventato freddo e distante, e da Hannequin che cerca in ogni modo di incrinare ulteriormente il fragile rapporto fra Didi e Oscar, con sotterfugi, velate insinuazioni, e continui  sabotaggi alla salute di Didi, ritardandone la guarigione, e aggravandone così, lo stato mentale e di sconforto della donna.
Miriam decide di indagare per conto suo su Hannequin, disposta a tutto pur di far luce sulla verità e le sue indagini la metteranno in contatto con molte persone che hanno conosciuto la donna; procedendo nella lettura il quadro d'insieme su Hannequin diventa sempre più chiaro e appare evidente che la donna studia meticolosamente ogni sua mossa.
Tutti gli indizi e i tasselli della storia si incastrano pian piano rivelando una connessione fra gli eventi traumatici della sua infanzia e i crimini commessi negli anni seguenti.
Hannequin non agisce mai a caso spinta dagli impulsi ma calcola ogni mossa accuratamente.
Didi la guardò con ammirazione dal letto. Hennequin si accorse che la sua pelle sembrava diventare sempre più trasparente ogni giorno che passava, un leggero strato bianco che copriva i muscoli e le ossa provati con delle vene viola sulle tempie che si ramificavano delicatamente come il corallo. «Hennequin è troppo modesta» disse Didi ripiegando il bavaglino e mettendolo accanto a lei. «È incredibile. Una manna dal cielo. Non so cosa avremmo fatto senza di lei.» Era quasi toccante vedere come Didi le fosse grata e completamente cieca.
La storia viene raccontata in terza persona, come se un narratore esterno potesse entrare nella mente delle tre donne e leggere tutti i loro pensieri, attraverso questa voce la psicologia delle tre protagoniste viene descritta minuziosamente, e bisogna dire che l'autrice ha fatto un ottimo lavoro di caratterizzazione dei personaggi svelandoci i loro dubbi, le loro paure e i loro segreti più oscuri.
La narrazione è fluida, lo stile dell'autrice è sempre diretto e serrato e riesce ad alimentare l'attenzione di chi legge, non mancano i colpi di scena e ci saranno anche alcune rivelazioni inaspettate che specialmente nel finale mi hanno dato molto da riflettere.
Quando si entra nella mente degli assassini scoprendone i più malvagi reconditi pensier non si può fare altro che provare ribrezzo e condannare questi individui, ma bisogna sempre ricordare che alla radice della loro cattiveria in genere risiede un passato traumatico che la maggior parte delle volte ha definito la loro personalità adulta Ma secondo voi tutto ciò basterebbe per giustificare le loro azioni? Personalmente la mia risposta è assolutamente negativa e voi lettori cosa pensate? 
Vi lascio con questa domanda e vi invito a leggere questo libro che consiglio a chi ama i thriller densi di mistero e colpi di scena.


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