[RECENSIONE] UNA VITA AL GIORNO - MASSIMO VITALI - SPERLING & KUPFER


Buongiorno sognatori,
oggi vorrei parlarvi un libro che per me è stato una vera e propria scoperta: mi riferisco a UNA VITA AL GIORNO di Massimo Vitali, edito Sperling & Kupfer.


IL ROMANZO

Genere: Narrativa Contemporanea
Data di uscita: 22 Gennaio 2019
Prezzo cartaceo: 15,90€
Prezzo ebook: 9,99€


Cos'è che dà senso a una vita? Cosa ci rende felici davvero? Come si cura una storia d'amore? E una piantina di basilico? A trentanove anni quasi quaranta, Massimo si ritrova alle prese con gli inevitabili bilanci della fatidica soglia degli «anta». Senza farsi prendere dal panico, decide di mettere in atto una filosofia tutta sua e inaugura il nuovo anno guardando la vita in maniera diversa: facendo attenzione a episodi, emozioni, frammenti di quotidianità capaci di rendere speciale ogni giorno. Le risposte che trova hanno il sapore dei baci a dodici anni, di cipolle tagliate senza lacrime, di abbracci spiati alle fermate degli autobus, sorrisi che portano il buongiorno, sguardi che raccolgono il tempo all'orizzonte, canzoni che ti accompagnano a casa pedalando nella notte. Una serie di «memorabili casualità» per cui vale la pena vivere: perché ogni giorno può contenere il senso di una vita, basta solo farci caso. Massimo Vitali ci accompagna in un viaggio che trasforma il quotidiano in felice spiazzamento e la malinconia in una fonte di grazia necessaria, per cogliere verità e paradosso di tutto ciò che abbiamo intorno ma non vediamo, e scoprire il potere nascosto delle piccole cose.


Massimo è nato e vive a Bologna. Ha pubblicato per Fernandel Editore i romanzi “L’amore non si dice” e “Se son rose”. Insegna scrittura creativa e conduce un programma radiofonico chiamato «Ufficio Reclami», dove accoglie le lamentele di tutti, compresi i lettori dei suoi romanzi.”
È un personaggio interessante, che con il suo ultimo libro è seriamente riuscito a farci immergere nel suo mondo fatto di piccole cose. Perché sono proprio quelle “piccole cose” a dare un senso alle nostre giornate.
Vi è mai capitato di svegliarvi una mattina e chiedervi che senso abbia avuto la vostra vita? Bèh, se devo essere onesta a me accade in continuazione, soprattutto nei primi 10 minuti della giornata… quelli in cui devi capire chi sei, dove vivi e perché vivi!
Insomma, io penso in continuazione a che scopo abbia avuto la mia vita in questi 22 anni fatti di ambizioni, progetti… e di sogni mai concretizzati! Cerchiamo tutti una realtà ideale in maniera quasi ossessiva a tal punto da non accorgerci di cosa abbiamo attorno o semplicemente non cerchiamo affatto, viviamo quello che capita, ci accontentiamo. Ma qual è il miglior modo per vivere?

“Senza neanche il bisogno di guardarmi allo specchio, mi sento vecchio. Non solo più vecchio di un anno, ma proprio vecchio in generale, quel tipo di vecchiaia che colpisce solo chi non ce l’ha.Mi fermo a riflettere: quarant’anni. Il primo pensiero che mi passa per la testa è: ma com’è possibile? Il secondo: e dove sono stato in tutto questo tempo? ”

La storia comincia così: con un uomo come tanti, che ha vissuto la vita “alla giornata”. Quante di quelle volte ci siamo sentiti dire “carpe diem” e abbiamo vissuto così, senza pensare ad un lungo termine? Quante di quelle volte ci siamo lasciati trasportare dall’istinto, da desideri e passioni del momento, senza mai riflettere su ciò che avremmo voluto davvero?
Arriva poi il fatidico momento in cui ci si ferma di fronte alla domanda “cosa ho COSTRUITO nella mia vita?”.
E’ curioso come Renzo, il vicino di casa del protagonista, festeggi i suoi novant’anni offrendogli alle prime ore del mattino (senza neanche conoscerlo) una bottiglia di vino, un sacchetto di ricotta fresca e una pergamena con delle filastrocche scritte da lui. Novant’anni di vita vissuta a pieno, novant’anni col sorriso stampato in faccia e un amore grande per la sua vita.
Renzo e sua moglie diverranno così i consiglieri per eccellenza di Massimo, con la loro immensa saggezza e quell’amore senza riserva.

Massimo, sulla soglia dei quarant’anni farà un resoconto della sua vita, trovando ogni giorno un motivo per cui ne è valsa la pena. A partire dalla buffa vicenda dell’ascensore ci mostrerà il suo lato umano, fragile, timido, magari anche sensibile. Insomma, chi di noi non si è mai sentito in imbarazzo in ascensore con un estraneo? Il nostro protagonista racconta del disagio nel momento in cui, per evitare di guardarsi in faccia, i due si fissano le scarpe immaginando che tipo di vita possa avere l’altro a giudicare dall’abbigliamento (e dalle calzature, che sicuramente non possono sfuggire!). Ammetto, in quel momento ho riso davvero! Io in ascensore fisso la porta, trattenendo il respiro per paura che possa risultare troppo rumoroso, fastidioso o inopportuno. Chiunque vorrebbe scappare da quel luogo chiuso in cui si è costretti a una vicinanza ragguardevole con persone estranee… insomma, non mi sono sentita sola!
“Una delle frasi che si sentono spesso a proposito della vita è vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo. Personalmente, non avrei idea di come vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Per mia natura non riesco mai a essere pienamente depresso, spesso mi faccio prendere dall’ottimismo, però, se dovessi vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, sarei già un morto che cammina, starei male tutto il giorno e non vorrei vedere nessuno per non fare stare male anche gli altri.La verità è che certi consigli bisognerebbe evitarli, in questi casi è molto meglio aggirare l’ostacolo. Come quando qualcuno mi parla in inglese e cerco di afferrare il senso generale della frase, ho aggirato l’ostacolo e ho capito che, invece di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, è molto più saggio trovare ogni giorno un motivo per cui la vita ha avuto un senso.A volte la vita è stata una coppa di mascarpone, un biglietto d’amore trovato in un libro usato, un maglione di lana di tre taglie in meno uscito dalla lavatrice. Altre volte, una materia troppo intima da farla uscire senza vestiti.”

Nei racconti successivi Massimo ci parla di sé: insegnante di nuoto che, insegnando ad un bambino a non aver paura dell’acqua… è costretto a superare anch’egli un limite come pulirgli il naso con le mani! E’ quindi un avvicendarsi di episodi come l’amore che non arriva, i sentimenti che forse non si svelano mai… ma ci si rende conto di quello che si perde nel momento stesso in cui sparisce.
La sua morosa è andata via, lasciando la sua auto ancora nel parcheggio sotto casa di Massimo ed è proprio lei a chiedergli di mettere in una busta tutto ciò che ha lasciato in casa e appenderla al tergicristallo. Ci sono voluti giorni perché passasse a riprendere il tutto… e proprio quando Massimo è tornato a casa e non ha più visto l’auto con la busta, ha capito che forse la mancanza si faceva sentire.
Le cose che restano ci fanno sentire sicuri, anche se in bilico, perché ci si abitua. Ma come ci si abitua al vuoto che resta, quando tutte quelle cianfrusaglie vanno via? Le persone sono spazi belli da guardare, posti belli da raccontare. Passiamo giorni a sperare che qualcosa sparisca, ma proprio quando lo fa per davvero ci rendiamo conto che in realtà avremmo voluto odiarla ancora.

Un libro dinamico, divertente e BEN SCRITTO, ma soprattutto riflessivo e profondo come pochi. Siamo tutti Massimo, nel profondo.



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