[RECENSIONE] TU SALVATI - PAOLO VALENTINO - SEM EDITORE


Buongiorno Sognalettori, oggi vi parlo di “Tu salvati”, l’ultimo romanzo di Paolo Valentino, edito Sem Editore e uscito lo scorso 28 Febbraio. Un romanzo dai temi forti dedicato ai tormenti dell’adolescenza, che ho scelto e ho voluto fortemente leggere!

IL ROMANZO

Genere: Narrativa Contemporanea
Data di uscita: 28 Febbraio 2019
Prezzo cartaceo: 16,00€
Prezzo ebook: 7,99€

Arianna, una ragazza con un dente scheggiato e piena di rabbia, che vorrebbe non farsi più vedere da nessuno, sparire dal mondo. Bice, una professoressa senza più voglia di insegnare e che da anni ha rinunciato all'amore. Davide, un ragazzo che da tempo cova un male di cui si vergogna di parlare persino con sua madre. Carla, una donna che inerme guarda il suo corpo invecchiare, ma che disperatamente lotta contro l'invecchiare della sua memoria, terrorizzata com'è di lasciarsi sfuggire un indicibile segreto di famiglia. Poi ecco che Galdina Castaldi, una diciassettenne che tutti conoscevano come Miss Cesso del Liceo, si toglie la vita, e le esistenze di questi quattro personaggi vengono messe faccia a faccia con i propri fantasmi, in particolare quella di Arianna, che ha assistito suo malgrado al suicidio di Galdina, e quella di Bice, che nel baretto di fronte al liceo l'ha incontrata poco prima che si togliesse la vita. Cos'avrebbe potuto fare per salvarla, si chiede, mentre proprio in quei giorni Carla, sua nonna, pronuncia per la prima volta in sua presenza il nome di sua madre, morta nel dare Bice alla luce, e Davide comincia a rivolgerle delle strane attenzioni. È anche lui parte di un passato che lei stessa non ha mai compreso fino in fondo? E davvero Galdina si è semplicemente tolta la vita perché troppo brutta e sfortunata?


Cominciamo col conoscere l'autore: Paolo Valentino è nato nel 1982 a Rho, in provincia di Milano. Sempre a Rho ha studiato, ha letto libri e fumetti, e ha giocato ore e ore con i più bei videogiochi degli anni Novanta. Ora vive a Milano con due gatti e due cani, lavora nell'editoria come ghostwriter e scrittore. Il suo primo romanzo “Ritratto di famiglia con errore” (Sem) è in libreria insieme a “Il metodo Catfulness. La felicità insegnata da un gatto” (Mondadori), già tradotto in tutto il mondo.

Vi chiederete perché ho scelto proprio romanzo… così, a scatola chiusa, senza conoscere l’autore o i suoi precedenti lavori; ecco la risposta sta tutta nella trama, forte, cruda ma che svela argomenti che purtroppo conosco molto da vicino, e che forse inconsciamente mi hanno portato alla lettura di questo romanzo, nella speranza, racchiudesse delle risposte che nessuno potrà mai darmi… se non quelle persone che mi hanno portato a pormele e che purtroppo non hanno più voce!
Non sarà la solita lunga recensione incentrata sulla trama del libro, sarà invece una riflessione su ciò che ho letto, su ciò che ho vissuto leggendo, e su ciò che ho provato rivivendo alcuni momenti della mia vita, così tanto simili a quella dei protagonisti di queste vicende.

La storia ruota intorno ad un avvenimento tragico che sconvolge le vite di quattro personaggi in particolare, il suicidio di Galdina Castaldi, diciassettenne meglio nota come “Miss Cesso del liceo 1993”.
Quattro personaggi che dopo l’accaduto dovranno fare i conti con i propri fantasmi, le proprie paure e soprattutto con i loro segreti… segreti che possono segnare una vita intera.
Da qualche parte ho letto che il personaggio principale di questa storia, poi divenuta un intreccio di storie e di vite, nell'intenzione dell’autore era Bice Righetti; la cosa mi fa riflettere e sorridere, perché proprio con Bice mi sono sentita più vicina e in empatia. 
La nostra storia e per certi versi simile, non in tutto ovviamente, ma come Bice anche io mi sono spesso chiesta, cosa avrei potuto fare? Come è possibile che non mi sia mai accorta di nulla? Purtroppo è una domanda che non mi sono fatta solo una volta, e vi assicuro che la seconda, è stata ancora più atroce della prima.
Ma a differenza di tutti gli altri lei avrebbe dovuto all'istante capire cosa le si agitava nella testa. Perché anche lei aveva avuto diciassette anni. E sa alla perfezione cosa può succedere nella testa di una ragazza a quell'età. Lo so fin troppo bene.
Le domande… sono quelle che ti logorano, il non sapere il perché, il senso di impotenza, il senso di colpa per non aver capito e per non essere stata attenta anche al più piccolo e insignificante segnale... ma come ho già detto sono domande che rimangono qui, nella mia testa, senza una vera risposta… solo banali e semplici congetture.
Bice, Arianna, Carla e Davide nemmeno ci provano a fare strampalate ipotesi, si limitano a vivere, anzi a sopravvivere, schiacciati sotto il peso dei segreti che li accompagnano ogni giorno e dalla stupidità di ragazzetti che non sanno, o non vogliono rendersi conto, del danno che fanno.
In Tu salvati non viene solo affrontato il drammatico tema del suicidio, si parla infatti anche di violenza sessuale e di bullismo, ultima frontiera dell’insensatezza adolescenziale e del menefreghismo che avvolge la nostra povera società moderna. 
Di giovani smarriti, dediti alle droghe e che idolatrano modelli comportamentali al limite del ridicolo, purtroppo ne è pieno il mondo ma, e anche questo si evince un po’ dal romanzo di Valentino, quello che più fa rabbia al giorno d’oggi, è la completa e totale assenza di una figura genitoriale attenta e matura, che non sia troppo piena di se stessa o troppo distratta dal lavoro.
Manca proprio questo, una figura sana che aiuti il figlio in difficoltà che non riesce a stare al passo con il mondo, e che soprattutto non si ponga come giudice e giudicante della vita altrui.
Tu salvati è un romanzo sicuramente interessante, pregno di significato e di spunti di riflessione, che si legge tutto d’un fiato grazie alla scrittura semplice, fluida ed esplicativa dell’autore; una storia che attraverso i diversi punti di vista dei personaggi permette al lettore di calarsi appieno nel mondo dell’adolescenza e delle sue problematiche, e di capire i contorni, troppe volte sfocati della realtà sociale che ci circonda.
Avrete sicuramente capito che dalla lettura di questo romanzo, ne sono uscita con più rabbia addosso di quanta me ne aspettassi, con una voglia immensa di urlare e di spaccare il mondo, ma forse anche un po’ più forte, perché ho finalmente capito che siamo noi gli artefici del nostro destino, che forse niente di quello che avrei potuto fare avrebbe alleviato il male e la confusione nella testa di chi ha deciso di compiere quel gesto.
E poi ho capito… forse quella fragile in fin dei conti sono io, che sono ancora qui… io che sono rimasta… perché per arrivare a quel punto, per decidere di togliersi la vita, e poi mettere tutto in pratica ci vuole un grande coraggio!
Vorrei che i ricordi, un giorno, mi si sprigionassero dalla testa, come un filo di perle, e una volta usciti mi dicessero: ‘Per noi ormai non c’è nulla da fare, siamo persi, pieni d’ombra, ma tu lasciaci andare. Tu salvati.’

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