[RECENSIONE - PREMIO STREGA] LA STRANIERA - CLAUDIA DURASTANTI - LA NAVE DI TESEO


Buongiorno cari lettori!
Oggi il nostro blog si colora di rosso: manca poco al PREMIO STREGA ed è per questo che abbiamo deciso di parlarvi di questi fantastici libri finalisti!

Quando Sara ci ha chiesto di quale romanzo volessimo occuparci non ho avuto dubbi: LA STRANIERA di Claudia Durastanti aveva già catturato la mia attenzione. Sono il tipo di persona che giudica il libro dalla copertina (molti lo definiscono un errore madornale, ma credo che le mie origini da operatore grafico influenzino gran parte dei miei pensieri!)
Detto questo, non facevo che ripetere tra me il titolo: LA STRANIERA. Cosa ci rende davvero “stranieri”? E qual è il vero concetto della parola CASA? Ci siamo mai stati davvero?

Claudia Durastanti, autrice di questo capolavoro, è scrittrice e traduttrice. Nipote di migranti italiani, è nata a Brooklyn nel 1984.
Traduttrice presso Marsilio e Minimum fax, Claudia esordisce nel 2010 con Un giorno verrò a lanciare i sassi alla tua finestra (Marsilio). Tre anni dopo scrive A Chloe, per le ragioni sbagliate (Marsilio), nel 2016 Cleopatra va in prigione (Minimum fax).
Nel 2017 ha ideato il Festival of Italian Literature a Londra insieme ad altri scrittori e giornalisti. Alcuni dei suoi pezzi sono stati pubblicati su «The Los Angeles Review of Books», «The Serving Library», «Nero Magazine», «Rolling Stone Italia» e ha scritto a lungo di musica per il Mucchio Selvaggio.

Il suo nuovo libro La straniera, pubblicato dalla La Nave di Teseo a febbraio 2019, sta scalando le vette della perfezione e ad oggi è tra i finalisti del più ambito premio letterario italiano. Al momento collabora con «La Repubblica» e vive a Londra.

IL ROMANZO

Genere: Narrativa Contemporanea
Data di uscita: 14 Febbraio 2019
Prezzo cartaceo: 18,00€
Prezzo ebook: 9,99€


"La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato". Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall'infanzia al futuro, il nuovo libro dell'autrice di "Cleopatra va in prigione" è un'avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della "Straniera" vive un'infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità. Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui. "La straniera" è il racconto di un'educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.


Ricordo che il giorno dei miei diciotto anni i miei amici appesero un cartellone davanti al cancello di scuola: FA’ DI OGNI GIORNO UN CAVOLAVORO. È esattamente quello che ha fatto la Durastanti, raccontando la sua storia. Quando ho letto il titolo non immaginavo di certo che “la straniera” sarebbe stata lei. Non si tratta, però, del sentirsi “estraniati” unicamente per la lingua: Claudia è figlia di genitori sordi dal carattere esuberante, talvolta fin troppo insolito. Ci racconta dei suoi nonni emigrati in cerca di fortuna o semplicemente perché (come nel caso di nonno Vincenzo) si cerca di mantener unita una famiglia evitando ulteriori atteggiamenti da dongiovanni.

Sua madre è cresciuta con un carattere ribelle che l’ha portata ad esser allontanata dalla sua famiglia; non voleva essere compiaciuta, voleva VIVERE. Ha conosciuto quello che poi sarebbe diventato suo marito… proprio mentre stava per gettarsi da un ponte! Due sordi si incontrano e si salvano a vicenda. Comincia così una GRANDE, SPERICOLATA storia d’amore al limite della trasgressione: la normalità è per comuni borghesi.

Un giorno, però, la coppia è esplosa, stanca di litigare per continui sbalzi d’umore. Entrambi cercavano l’ebrezza della follia (il bere dell’acquaragia ne è un esempio) e non sarebbe stata la quotidianità a fermarli.


“Ho ascoltato mia madre, e non ho dimenticato di essere una persona. Sono la figlia di un uomo che non si è mai buttato dal ponte: ogni volta che sento l’impatto con l’acqua, io torno. Quando tutto cade, indomito l’amore resta. Ma è una storia vera?”


Il trasferimento in Italia ha destabilizzato la piccola Claudia che, pur essendo tornata nel suo vero Paese d’origine, non si sentiva a casa. Non sapeva l’italiano e non era affatto semplice reintegrarsi in un una nuova società che non rispecchia affatto i canoni americani a cui si è abituati. La lingua è stata il suo primo ostacolo, motivo di umiliazioni da parte dei compagni.


Mi ha colpito come la protagonista abbia cercato riparo in suo fratello maggiore mettendosi in contrasto con i suoi genitori a partire dall’utilizzo di un lessico raffinato e differente. Quando ha "marinato" la scuola e suo fratello non le ha più rivolto la parola si è sentita sola, sola per davvero.
Questa cosa mi fa pensare al rapporto che ho con mia sorella: litighiamo, ma nessuna delle due sa stare senza l’altra.
È proprio questa la bellezza della fratellanza: è un patto di sangue che non si scioglie mai.


“Quando mi chiedono chi mi ha insegnato a esprimermi, mi rendo conto che la prima lingua che ho parlato è stata quella della prima persona che ho amato: l’italiano di un ragazzino di sei anni più grande di me. La lingua di un adolescente mutuata dai telefilm doppiati in italiano, ancora fresca, ingenua e dolce, la voce di mio fratello che a tratti è ancora la mia. Mi ha insegnato lui a evitare l’umiliazione che segue ogni atto comunicativo fallito: più i nostri genitori parlavano in maniera volgare e volutamente fastidiosa, più noi eravamo precisi, convinti che essere corretti nel lessico avrebbe implicato essere corretti anche nella vita, finalmente liberi dalle loro stranezze.”


A distanza di anni Claudia diverrà una donna diversa, abituata alle rigide abitudini londinesi.
Ma sarà questa la sua vera casa?

La Durastanti è riuscita a catturare completamente la mia attenzione con una fluenza che non annoia mai! E' importante non dimenticare le proprie radici e lei lo fa nel modo giusto: RENDENDOLE UN'OPERA D'ARTE.
La famiglia prima di ogni cosa.


Insomma, correte a leggerlo!



Auguriamo il meglio a quest'autrice.
Mariel fa il tifo per lei!






Nessun commento