[RECENSIONE] PUÒ SUCCEDERE ANCHE A NOI? - BECKY ALBERTALLI, ADAM SILVERA - MONDADORI



Buongiorno Sognalettori,
oggi il blog partecipa ad uno speciale Review Party proprio nel giorno della sua uscita... il libro di cui vi parliamo è "Può succedere anche a noi?" di Becky Albertalli e Adam Silvera, pubblicato in Italia dalla casa editrice Mondadori, che ringraziamo moltissimo per avercelo fatto leggere in anteprima.


Becky Albertalli è nata ad Atlanta, dove vive tutt'ora. Scrive da quando era molto piccola e i protagonisti delle prime storie erano i suoi animali domestici. Ora scrive romanzi di formazione e affronta temi importanti e delicati.

Adam Silvera è nato e cresciuto a New York mentre ora vive a Los Angeles. Ha lavorato nell'editoria come libraio per bambini, community manager per società di sviluppo di contenuti e revisore di libri per romanzi per bambini e giovani adulti.

IL ROMANZO


Titolo: Può succedere anche a noi?
Autore: Becky Albertalli, Adam Silvera
Data di uscita: 8 Ottobre 2019
Genere: Narrativa straniera | Young Adults
Pagine: 312


Arthur è entusiasta all’idea di trascorrere un’intera estate a New York. Per lui, cresciuto a pane e musical, è proprio una città magica, romantica, dove tutto può succedere. Se Broadway gli ha insegnato qualcosa, poi, è che l’universo può recapitarti una storia d’amore indimenticabile quando meno te l’aspetti. E quale luogo al mondo potrebbe essere un set migliore della città che non dorme mai?
Ben, invece, pensa che l’universo per una buona volta dovrebbe imparare a farsi gli affari suoi. Se davvero ci tenesse a lui, di certo non starebbe andando all’ufficio postale per spedire un’intera scatola di oggetti posseduti dal suo ex.
Ma quando, proprio in quel grigio luogo affollato, le strade di Arthur e Ben si incrociano, viene il sospetto che il destino abbia davvero qualcosa in serbo per loro. Ma che cosa di preciso?
Forse niente. In fondo, dopo essersi incontrati, ognuno va per la sua strada.
Forse tutto. In fondo, alla fine si rivedono. E decidono di ripetere l’esperienza.
Ma cosa accadrebbe se il loro primo appuntamento “ufficiale” non andasse proprio come previsto? E nemmeno il secondo primo appuntamento… o il terzo? Che cosa accadrebbe se Arthur le tentasse tutte per far andare bene le cose tra loro, e Ben invece non ci provasse abbastanza? E se la vita, quella vera, non fosse così tremendamente magica come pensa Arthur? Ma se invece lo fosse? Chi l’ha detto che non può essere come uno dei musical di Broadway che tanto ama? E soprattutto: perché un amore a prima vista fantastico come quelli che si vedono nei film deve capitare sempre agli altri? Perché non può succedere anche a loro?



Arthur Seuss (16 anni quasi 17) è di Milton in Georgia, e con i suoi genitori per questa estate abita a New York nell’appartamentino minuscolo dello zio Milton per il lavoro della madre, che ha un ufficio anche a New York. Visto che il marito (programmatore di siti web) momentaneamente è senza lavoro e visto che Arthur durante l’estate non ha impegni scolastici, i genitori Seuss hanno deciso di passare i mesi estivi nella Grande Mela.
Vi chiederete cosa possa pensarne Arthur? Se da un lato è pazzescamente felice di vedere coi suoi occhi la città che è la casa natale di tantissimi musical e dove tutto è così cool e grandioso, allo stesso tempo non vede l’ora di tornare a casa dai suoi migliori amici Ethan e Jessie (suoi coetanei).
Lo conoscono da una vita e con loro lui è davvero se stesso. Un ragazzo di 1.67m dagli occhi azzurri, ebreo, con la sindrome da deficit di attenzione, molto bravo a parlare con gli estranei e un patito di musical, per non parlare della sua grande passione per le foto, che carica continuamente sul suo account Instagram.
Ma solo con i suoi due migliori amici può esprimere la sua vera essenza, solo che ora che è così lontano da loro, fatica ad essere spontaneo e vero un po’ per non deluderli e un po’ per sentir meno la loro mancanza.


Il fatto è questo: Jessie ed Ethan sono i miei migliori amici dall’alba dei tempi e con loro sono sempre stato l’Arthur Vero. L’Arthur Solitario e Incasinato, in contrapposizione all’Arthur Allegro di Instagram. Ma, per qualche motivo, ho bisogno che pensino che la mia vita a New York è meravigliosa. È così e basta. Per cui sono settimane che mando messaggi da Arthur Allegro di Instagram. Ma forse non se la stanno bevendo.


Arthur conosce Ethan e Jessie da una vita, ma con loro ha un rapporto leggermente diverso da quando… ha confessato loro di essere gay.


Se Jessie post ballo di fine anno scrive come mia nonna, Ethan post ballo si esprime a gesti. In realtà, il più delle volte non è così male quando scrive nel gruppo, ma in privato? Dirò solo che il mio telefono ha smesso di esplodere di messaggi circa cinque secondi dopo che gli avevo dichiarato la mia omosessualità. Non mentirò: è la sensazione più orrenda del mondo. Uno di questi giorni gli parlo chiaro. Forse perfino oggi. Forse...


Il compito estivo di Arthur è di lavorare come stagista nell’ufficio di sua madre, anche se non ne ha la benché minima voglia e preferirebbe passare le sue giornate ad esplorare la città, nonostante i newyorkesi si lamentino di lui ogni volta che si ferma a scattare una foto, anche se solo per 2 secondi.
In una giornata apparentemente banale, il 9 Luglio, mentre Arthur sta camminando svogliato e con indosso la cravatta più assurda del mondo, mentre passa davanti all’ufficio postale – un edificio enorme e maestoso – scorge per caso un ragazzo con in mano una grande scatola. Sebbene lì per lì Arthur non ci possa credere, il ragazzo ricambia lo sguardo e gli chiede se stia entrando anche lui nell’ufficio postale.


Il ragazzo più bello del mondo. Forse sono i capelli, o le lentiggini, o il colorito rosa delle guance. E questo detto da una persona che non ha mai guardato le guance di nessuno in vita sua. Ma le sue guance meritano di essere guardate. Tutto di lui merita di essere guardato. Capelli castano chiaro perfettamente arruffati. Jeans stretti, scarpe logore, maglietta grigia con le parole “Dream & Bean Coffee” appena visibili sopra la scatola. È più alto di me... vabbè, lo sono quasi tutti. Mi sta ancora guardando.

Ovviamente Arthur, preso dall’entusiasmo, non può che attaccar bottone, lottando col suo grande imbarazzo. Gli sembra così strano e pazzesco allo stesso tempo poterlo osservare così da vicino tra una battuta e l’altra, e non può che pensare a quanto sia un meraviglioso segno del destino che si siano trovati lì entrambi allo stesso momento, entrambi così sorridenti ed entrambi felici di parlarsi l’un l’altro.


Per un minuto ci sorridiamo, senza parlare. «Ehm, stai entrando?» chiede lui alla fine. Sollevo gli occhi sulla porta. «Sì.» E lo faccio. Lo seguo dentro l’ufficio postale. Non è neanche una decisione. O, se lo è, ha deciso il mio corpo. C’è qualcosa in lui. È questo strappo nel mio petto. È questa sensazione di doverlo conoscere, come se fosse inevitabile. […]
Io credo nell’amore a prima vista, nel fato, nell’universo. Tutto quanto. Ma non nel modo che pensate voi. Non intendo il genere “le nostre anime erano separate e tu sei la mia altra metà per sempre”. Penso solo che siamo destinati a incontrare determinate persone. Penso che l’universo ce le metta sul cammino. Persino in un qualunque lunedì pomeriggio di luglio. Persino all’ufficio postale.


L’altro ragazzo è Ben Alejo, vive a New York nella Avenue B mentre il suo migliore amico Dylan Boggs abita nella Avenue C. Loro sono amici da una vita e sebbene Ben abbia confessato a Dylan di essere gay, tra loro le cose non sono assolutamente cambiate: sono rimasti i soliti migliori amici di sempre. Una delle passioni di Ben è la scrittura, infatti sta scrivendo da tempo un romanzo fantasy, che però tiene ben nascosto.
Quel giorno Ben si è diretto all’ufficio postale per rispedire al suo ex Hudson Robertson tutto ciò che glielo ricorda, visto che Ben l’ha lasciato dopo esser stato tradito da lui.
Anche per Ben l’incontro con Arthur risulta un incontro fortuito, solo che, preso un po’ dall’agitazione e dall’assurdità della cosa: infatti i due ragazzi si ritrovano catapultati per caso in mezzo ad un flashmob di una proposta di matrimonio, durante il quale si perdono di vista. Arthur rimane dentro all’ufficio postale, cercando Ben, mentre Ben esce di scena con la sua scatola in mano per cercare di buttarla da qualche parte…
Quell’incontro che potrebbe essere stato così speranzoso e segnato dal destino, però ha durata assai breve, oltre al fatto che i due non si sono scambiati nemmeno il nome, figuriamoci i numeri di telefono!
Tuttavia, anche se il suo cuore è ancora molto ferito dalla rottura con Hudson, e sotto consiglio di Dylan, pure Ben inizia a pensare che – forse – l’incontro con Arthur sia deciso dall’universo…


Ripenso a quando io e Arthur abbiamo parlato dell’universo, e il ricordo torna a fuoco. Non è come con i tanti ragazzi carini che vedo in giro e con cui sogno storie d’amore favolose solo per dimenticarne la faccia un’ora dopo. I denti di Arthur erano bianchissimi, con un canino scheggiato. Capelli castani in disordine. Era troppo in tiro per uno della nostra età; si vestirebbe così solo un alieno proveniente da un altro sistema solare nel tentativo di spacciarsi per adulto, senza rendersi conto di avere la faccia da bambino. Non sarei dovuto scappare dall’ufficio postale. Forse Dylan ha ragione, ho ignorato un segno.


Questo è solo l’inizio di una serie di avvenimenti, di intrecci e sorprese che faranno sì che questi due ragazzi che si piacciono fin dal primo colpo d’occhio ma divisi dalla realtà complicata, cerchino in tutti i modi di ritrovarsi e conoscersi meglio.
Tuttavia, come ben sapete, la vita nei film e nei musical ha sempre mille avventure e colpi di scena certo, ma riesce a far accadere cose anche inimmaginabili… invece la vita reale è assai ben più contorta e complicata… Ed è proprio questo ciò che accade ad Arthur e Ben, i due protagonisti, i quali parlano in prima persona a capitoli alternati, mostrando ciascuno il proprio punto di vista, la propria vita (piena di difficoltà) e il proprio carattere, che spicca anche grazie all’interazione coi relativi migliori amici.
Questo è esattamente uno degli aspetti che mi hanno particolarmente colpita nella narrazione: i due protagonisti hanno un carattere diverso ma ben definito, sono descritti accuratamente a trecentosessanta gradi e la loro interazione fa scoprire molti aspetti delle loro vite e del loro modo di pensare e di approcciarsi alla vita. Due mondi così diversi eppure così vicini se solo lo si vuole, due mondi che possono incontrarsi collimando le differenze e affrontando le tante avversità.
Inoltre anche i personaggi secondari assumono un certo spessore che li porta a diventare una parte importante nella storia e che fanno da giusta spalla ai protagonisti interagendo e prendendo parte attiva in quello che il destino pare abbia riservato loro… certo con tanti alti e bassi!!

Conoscevo già la scrittura di Becky Albertalli grazie al suo libro “Tuo, Simon” (in originale “Simon vs The Homo Sapiens Agenda”) che ho letteralmente divorato e amato per la sua dolcezza, per l’intensità e la delicatezza della narrazione e per le qualità di cui ha dotato i protagonisti, e grazie anche al seguito “Sempre e solo Leah” (in originale “Leah on the Offbeat”), dove diventa protagonista Leah, migliore amica di Simon.
Mi sono letteralmente innamorata del modo di scrivere di Becky Albertalli fin dal primo istante e devo dire che in “Può succedere anche a noi?” ho ritrovato la stessa cura per i dettagli e il modo intenso e al contempo delicato in cui tutto viene descritto, per non parlare delle stesse sensazioni che mi avevano così colpita e che non vedevo l’ora di ritrovare in questo libro (che attendevo con ansia).
Qui si tratta di un libro scritto a quattro mani con Adam Silvera, anche lui uno dei più noti scrittori americani di Young Adults, sebbene io non abbia ancora letto un libro scritto interamente di suo pugno. Ora però sono assai curiosa di leggere anche qualche libro di Silvera, quindi mi metterò alla ricerca! ;-)
Penso che in questo libro i due stili si amalgamino alla perfezione, perché ho trovato una fluidità nella narrazione e una scioltezza del linguaggio che lo rendono un libro perfettamente leggibile senza notare lo stacco dall’uno all’altro. Sicuramente se conoscessi bene entrambi i modi di scrivere dei due autori potrei sapere se sarei in grado di capire quali parti siano state scritte dall’uno e quali dall’altra, ma in questo caso poco importa, perché lo ritengo un libro sia scritto davvero bene e pertanto con un suo valore proprio così com’è nella sua interezza.

Leggendo “Può succedere anche a noi?” ho sognato, sperato, pianto, sorriso, gioito assieme ai protagonisti, i quali sì sono molto giovani, ma nonostante ciò sono stati in grado di coinvolgermi pienamente nella lettura e catturarmi dalla prima all’ultima pagina.

E voi lo avete letto? O lo avete in wishlist? Ditemi i vostri pensieri in un commento sotto al post, non vedo l’ora di leggerli!


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