[Libri per sognare] CARCIOFI ALLA GIUDIA - Elisabetta Fiorito - Mondadori


Carissime/i, oggi sono felicissima di potervi parlare di “Carciofi alla giudia”, un libro in grado di incollare sin dall’inizio il lettore alle pagine. 

IL ROMANZO

Titolo: Carciofi alla giudia
Autore/Autrice: Elisabetta Fiorito
Editore: Mondadori
Data di uscita: 4 Aprile 2017
Genere: Narrativa
Pagine: 271
Prezzo cartaceo: 18,00€
Prezzo ebook: 9,99€


Rosamaria è una donna piena di risorse. Single impenitente, razionalista, illuminista, ha perseguito con determinazione le sue passioni, ha rifiutato di impiegarsi nell'azienda di famiglia ed è diventata regista teatrale, con tutta la fatica che ciò comporta in tempi di crisi e di tagli alla cultura. Uno dei suoi motti è: "troppa religione fa male, qualunque essa sia". Peccato che poi si sia innamorata di David, di famiglia ebraica tripolina osservante, da cui ora, a quarantadue anni, aspetta il piccolo Arturo. Rosamaria vive tra due fuochi: gli Shabbat e i pasti rigorosamente kasher con la famiglia del compagno e i pranzi domenicali molto romaneschi e tendenzialmente impuri preparati invece da sua madre, che, abituata ai modi spicci e all'autonomia della figlia, mal sopporta di vederla così arrendevole nei confronti del compagno. I Cecchiarelli e i Fellus formano loro malgrado una famiglia allargata chiassosa e impegnativa, nella quale Rosamaria - il neonato in braccio, la sceneggiatura di una nuova commedia in borsa - si muove con grazia e concretezza, senza prendersi mai troppo sul serio, cercando di rendere tutti quanti felici. Sullo sfondo, la crisi economica ormai endemica che qualche anno prima ha portato al fallimento il mobilificio della famiglia Cecchiarelli. Da allora, il fratello maggiore di Rosamaria - forse responsabile del tracollo - ha fatto perdere le sue tracce, ma le ricerche continuano.


Preparatevi ad affrontare tematiche importanti, circondate da un soffio di ironia. Già, perché dovevo scrivere questa recensione da tempo, ma ho chiesto esplicitamente a Sara di attendere un poco, proprio per darmi la possibilità di confluire ogni mio pensiero su poche pagine, al fine da poter spiegare a tutte/i voi la vera e propria importanza di questo libro che ha addirittura arricchito il mio bagaglio culturale. E in tal caso parlo anche e soprattutto di “cultura” differente dalla mia.

Mi sono ritrovata molto in Rosamaria in modo particolare quando “battibeccava” con sua madre, contraria all’ebraismo in ogni sua forma.

“«Non ti riconosco più» le aveva detto lei, «sei diventata una donnetta. Da ragazza eri femminista, facevi le manifestazioni di nascosto da tuo padre, […] ma almeno eri coerente con te stessa e libera. Ora fai tutto quello che ti dice David.»”
“«Mi sembri un po’ esaltata con l’ebraismo.»”

Rosamaria è romana, regista teatrale e aspetta un figlio da suo marito David, ebreo, titolare di una catena di negozi di abbigliamento. Sin dalle prime righe, la protagonista ci rende parte integrante della sua vita, facendoci passeggiare con lei tra le vie di una Roma dei nostri giorni, e ci proietta in quelle diversità che solo la determinazione di una donna innamorata possono abbattere. No, no, vi prego, non date subito nulla per scontato, non pensate che questo sia un romanzo già letto, perché, credetemi, vi sbagliate, dando credito a un “pregiudizio”, senza indagare con convinzione, ma vi prego di abbattere subito il muro che già vi siete fatti, leggendo soltanto le prime righe di questa recensione che, purtroppo, non potrà racchiudere le innumerevoli motivazioni per le quali consiglio questa storia.
Questo è un libro “vero”, capace di farci credere che Rosamaria sia quella donna che incontriamo nel nostro quotidiano a un bar, mentre sorseggia un cappuccino, ma quando torna a casa sua si destreggia tra menu italiano e tripolino. E Rosamaria con il suo modo così allegro riesce a farci capire tante di quelle cose…

“Nel bene o nel male tutte le religioni erano creazioniste, c’era sempre qualche dio che creava il mondo, nel novanta per cento dei casi maschio come i politici italiani, ma all'ebraismo spettava il primato di aver inventato il dio unico e l’aveva pure fatto riposare il settimo giorno che, in seguito allo stress della vita moderna e all’ingegnosità dei cineasti californiani, sarebbero diventati due. Duemila anni dopo, le major hollywoodiane avevano ritoccato la Bibbia inventando il weekend per vendere più biglietti al cinema.”

Il suo desiderio più grande è proprio quello di abbracciare l’ebraismo in ogni sua forma, chiedendo addirittura la circoncisione per il suo futuro bambino, nato dall'amore con un “tripolino".

“Quel giorno David era nervoso e un tripolino quando è nervoso diventa ancora più superstizioso”“Il menù tripolino era quello delle feste comandate ed era condito con le spezie che Rosamaria comprava per la suocera nel rinomato negozio di piazza San Cosimato a Trastevere.”

In questo libro si susseguono vicissitudini di una coppia che è stata capace di amalgamare culture, cancellando ogni tipo di differenza costruita nella storia. E se quella persona incontrata lungo il cammino, di cultura differente dalla nostra, poi ci travolge a tal punto da farci desiderare di costruire un futuro insieme, beh a quel punto si desidera scoprire tutto del suo passato, della sua religione, del suo “credo”. 

“Frequentava David dall’inizio dell’estate, e il mondo sembrava sorriderle. Alla sua età si stava innamorando di nuovo, e di un amore adolescenziale, come se il destino l’avesse guidata fin lì.”

L’Autrice, con lessico ricco e particolarmente curato, tramite la storia di Rosamaria e David, è stata in grado di mostrare una situazione nettamente contemporanea, formata da un’Italia sempre più povera, da un mondo formato da sempre più pregiudizi, fin troppo solidificati in questi anni. E con tutta sincerità consiglio questo libro a tutti indistintamente, in quanto racchiude elementi di vita in grado di far capire quanto si dia per scontato una nozione solo ed esclusivamente perché “sentita” tramite i mass media, ma mai approfondita per “mancanza di tempo”, oppure per semplice “pigrizia” o “menefreghismo”. Perché a trentotto anni non mi vergogno di dire – perché mia madre mi ha insegnato che “vergogna” è peccato e non c’è alcun tipo di peccato nella “conoscenza”, anzi! – che mi sono ritrovata a sottolineare l’importanza di questo libro, arrivando al punto di “informarmi” maggiormente circa determinate situazioni, circa una cultura differente dalla mia. 
Per la prima volta desidero con tutto il cuore consigliare questo libro, dicendo: “andate subito a leggerlo!!!” Perché avrei talmente tanto altro da dirvi… da non riuscire a contenere il tutto in pochi fogli di Word! 
E vi garantisco che, dopo averlo letto, come me, andrete in cucina con un sorriso particolare nel cuore a preparare i “carciofi alla giudia”.

“Ma appena fece il suo ingresso in cucina e vide i carciofi scosse la testa: quelli che aveva comprato la figlia non andavano bene.[…]«Come non sono quelli giusti, li ho comprati al supermercato» replicò Rosamaria.«Non sono le mammole, che nun lo vedi?»«Le mammole, ma cosa sono?»«I carciofi romaneschi. Vedi, questi nun vanno bene, questi so’ napoletani… […] Questi so’ grossi, c’hanno le spine e pure la barbetta dentro […] io non riesco a capire, ma sei romana o napoletana?»”

Romana, napoletana, ebrea, italiana… donna innamorata, donna forte e pronta a tutto per le proprie scelte, per le proprie convinzioni, per il proprio amore. Venite a conoscere Rosamaria, perché vi farà “capire” molte cose, con una velata ironia che mi ha fatto desiderare di essere una sua amica per poterla incontrare realmente in un bar, offrendole magari un tramezzino con prosciutto e formaggio… senza però dirlo a David!
Buona Lettura!
Un forte abbraccio, dalla vostra Ale.




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